L’apocalisse si è abbattuta su Haiti e sulla capitale del paese più povero dell’intero continente americano. I morti fatti dal terremoto che si è scatenato a partire dal tramonto di ieri si conteranno, forse, a centinaia di migliaia. Potrebbe essere la peggior tragedia della storia, superare persino i 230.000 dello tsunami di Santo Stefano 2004. Qualcosa con cui il mondo intero dovrà fare i conti: lo ha detto per primo il presidente Barack Obama, che ha chiesto al Pentagono di mobilitare tutte le forze disponibili per portare aiuto. L’orrore di Port-au-Prince è negli occhi dei bambini rimasti vivi, nei silenzi di chi si trascina senza braccia, nelle urla di chi è rimasto cieco. I cadaveri li ammucchiano nelle aule delle scuole, o li porta via il mare, o restano sotto le macerie di quella che fu la terra della filibusta e che oggi non è più nulla. Il palazzo presidenziale, il Parlamento, la Cattedrale, il quartier generale delle Nazioni Unite, gli albergacci che qui sembravano di lusso, l’ufficio delle imposte, l’ambasciata di Francia, ma anche la prigione, le scuole, gli ospedali e le sconfinate bidonville: tutto è crollato sotto un bombardamento di scosse. Per gli oltre due milioni di abitanti della capitale di Haiti, la differenza tra la vita e la morte l’ha fatta solo il caso. Con un paradosso: i più poveri hanno avuto la fortuna di avere solo lamiere e cartoni a piovere sulle loro teste. Ancora nessuno sa quale sarà il vero ordine di grandezza del bilancio finale.
L’Onu stima che un terzo dei 9 milioni di abitanti di Haiti sia stato colpito. Ed il primo ministro Jean Max Bellerive ha parlato di oltre centomila cadaveri. Tra i morti si contano già l’arcivescovo Serge Miot e la brasiliana Zilda Arns, fondatrice della Pastorale dei bambini della Chiesa cattolica a San Paolo, decine di Caschi Blu e forse centinaia di dipendenti dell'Onu. Il capo della missione delle Nazioni Unite, il tunisino Hedi Annabi, ufficialmente è tra i dispersi. Ma hanno già inviato il suo sostituto. Si è invece salvato il presidente René Preval, che con la moglie è riuscito a fuggire subito dall'inferno.
I sismologi dell’istituto americano di geofisica Usgs hanno classificato la prima botta di maglio, quella scatenata alle 16:53 di ieri dalla rottura della faglia ad appena 15 chilometri da Port-au-Prince, come di magnitudo 7.0 sulla scala Richter. L’energia liberata è stata pari a quella di una bomba H da 32 megaton. Circa 30 volte più potente del terremoto che ha distrutto L’Aquila (5,8 Richter), mille volte più distruttiva dell'atomica sganciata dagli americani su Nagasaki nel 1945 (32 kiloton). Da quel momento, nelle 17 ore successive, un bombardamento di altre 35 scosse: nessuna al di sotto dei 4.5 gradi Richter.
L’immane tragedia ha fatto scattare la catena dei soccorsi. Il Papa ha lanciato un appello “alla generosità di tutti”. Obama ha cominciato mandando una portaerei. La Ue nella catastrofe ha trovato la forza di unirsi mettendo insieme “per la prima volta” un coordinamento unico per gestire gli aiuti alla popolazione.
Ci sarebbe una prima vittima canadese: un’infermiera originaria dell’Ontario, ma Ottawa non ha ancora confermato. Circa 6 mila canadesi si troverebbero ad Haïti, secondo il ministero degli Esteri. E ci potrebbe essere almeno un italiano tra l’ecatombe di morti. La Farnesina ha fatto sapere che si sta verificando la notizia, ma in una situazione che rimane ancora estremamente confusa per la mancanza di comunicazioni, non si esclude che il bilancio possa aggravarsi: dei circa 190 connazionali presenti sull’isola, l’Unità di Crisi del ministero - che sta lavorando in queste ore a ritmi frenetici - è riuscita per il momento a contattarne 60. L’Italia intanto - in attesa di indicazioni a livello europeo che dovrebbero scaturire da una riunione tecnica di coordinamento tra i 27 - ha cominciato a mobilitarsi per inviare aiuti alla popolazione di uno dei Paesi più poveri e martoriati dei Caraibi. Su disposizioni del ministro degli Esteri Franco Frattini, la Farnesina - tramite la Cooperazione allo Sviluppo - ha stanziato un milione di euro a favore delle agenzie internazionali che operano sul terreno: 500 mila euro al Programma Alimentare Mondiale per andare incontro ai bisogni alimentari d’urgenza, ed altri 500 mila nel quadro del programma d’emergenza che la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse sta predisponendo per l’assistenza sanitaria. Da Ciampino, è partito anche un Falcon dell’Aeronautica militare per Port-au-Prince con a bordo un advanced team che avrà il compito di verificare le condizioni logistiche e di sicurezza per il successivo invio degli aiuti umanitari da parte della Cooperazione allo Sviluppo. Del team multiforze fanno parte funzionari della Farnesina, delle forze armate, della Guardia di Finanza, della Protezione civile e della Croce Rossa. Nelle prossime ore, invece, verrà caricato su un C130 un ospedale da campo nel quale opereranno venti volontari del Gruppo di chirurgia d’urgenza di Pisa, unità specializzata in interventi di protezione civile che ha già alle spalle diverse missioni in Italia e all’estero, l’ultima delle quali nello Sri Lanka per lo tsunami.
(Si ringrazia l’ANSA)
Haiti, i morti sarano centinaia di migliaia
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