Secondo quanto hanno riportato La Presse e CTV, una madre di famiglia di origini haitiane e abitante a Montréal Nord da oltre 20 anni ha tentato di importare un chilo e mezzo di cocaina tramite uno dei tanti voli umanitari di rimpatrio effettuati dall’isola delle Antille verso il Canada. Carmélite Massenat, 52 anni, è stata arrestata qualche giorno fa all’aeroporto montrealese Trudeau. È stata accusata in tribunale di importazione, possesso e traffico di cocaina. Fra le aggravanti, il fatto di aver approfittato dell’atmosfera di caos e di emergenza in seguito al sisma, di aver quindi usufruito del volo umanitario che presupponeva meno controlli alla dogana. Carmélite Massenat aveva lasciato Montréal il 7 febbraio diretta a Punta Cana, Repubblica dominicana, con un biglietto di andata e ritorno, per un soggiorno di una settimana. Invece si è subito diretta a Port-au-Prince, dove è salita sull’aereo predisposto da Ottawa per evacuare i canadesi e le loro famiglie. Passaporto in mano, ha viaggiato gratis, come tutti gli altri. Già conosciuta dalla polizia, la donna era stata condannata a tre anni di carcere, nel 2001, per lo stesso tipo di reati. Nel 2006, le autorità francesi l’avevano sorpresa con 10 kg di cocaina. Al giudice di Montréal, durante la prima udienza del processo, ha detto di essere stata costretta sotto la minaccia delle armi a fare quel che ha fatto. Quest’altro evento conferma che il terremoto di Haiti non ha frenato - anzi, lo ha probabilmente intensificato - il traffico di droga già in atto da tempo fra le Antille e il Canada. Due canadesi di origini haitiane, il proprietario del Buffet Cristina di Saint Léonard, Déjean Victor, e suo fratello Abel, sono stati arrestati il 30 dicembre scorso all’aeroporto di Port-au-Prince con in mano oltre due chili di cocaina, secondo quanto ha affermato la polizia locale. Sono stati quindi incarcerati nel penitenziario della capitale haitiana e facevano parte dei circa 4000 detenuti poi evasi il giorno del terremoto. Adesso, i due si troverebbero a Montreal perché avrebbero anche’essi approfittato di un volo umanitario.
Voli umanitari: un “cavallo di Troia”
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