La mancata ratifica, da parte dell’Italia, dell’Accordo di sicurezza sociale con il Canada può produrre effetti drammatici. Capita infatti a due italiani emigrati in Canada (e tornati dopo 26 anni nella loro Calabria) di ricevere dall’Inps rispettivamente 8 e 17 euro di pensione al mese, “cifra” che si aggiunge alle pensioni canadesi (Canada Pension Plan $ 67 e Old Age Pension $ 310) e ad un assegno sociale di 200 euro che l’Inps riconosce a lui da qualche tempo.
Margherita Giardino è partita 26 anni fa da Aiello Calabro, in provincia di Cosenza, ed è tornata con il marito dopo una lunga emigrazione in Canada per “godersi” la pensione ad Albi, sempre in Calabria ma in provincia di Catanzaro. Ora il loro reddito di ex emigranti è di 9.500 euro annui in due. “Sembra - ha scritto Margherita all’agenzia Aise - che la nostra emigrazione non finisca mai, neanche quando si ritorna in Patria: sarà il nostro destino quello di essere sempre esclusi anche dai più elementari e comuni diritti?”.
L’amarezza di Margherita è dovuta alla mancata ratifica dell’Accordo di Sicurezza Sociale che avrebbe garantito a lei e al marito il cosiddetto trattamento minimo previdenziale, visto che dall’Inps ricevono delle somme risibili perché entrambi hanno contributi da lavoro in Italia per meno di due due anni.
“Il governo canadese ha già ratificato il nuovo Accordo ed il Protocollo dello stesso nel 2004, mentre il governo italiano ancora non lo ha fatto, sebbene siano trascorsi già 15 anni”, ricorda la signora Giardino che, quindi, si chiede: “come può la nostra tanto amata Italia calpestare e penalizzare solo gli emigranti in Canada e Venezuela, gli unici a non essere tutelati da convenzioni che non si ratificano? Dal momento che tutti gli altri emigranti sono coperti da questo diritto, perché io ne devo essere esclusa a causa di una lunga e protratta e sempre posticipata ratifica da parte del nostro governo?”.
La signora ha anche tentato le vie legali ma il giudice del Tribunale Civile di Catanzaro ha rigettato il suo ricorso all’Inps per ottenere il trattamento minimo. Ora, con il ricorso in appello che incombe e una difficile situazione patrimoniale, la signora Giardino lancia un appello all’Istituto nazionale di previdenza affinché “riconsideri il caso e, senza ulteriori ricorsi giudiziari, secondo i principi della nostra Costituzione, mi conceda il trattamento minimo”.
(Si ringrazia l’agenzia Aise)
