Il 7 luglio scorso, motonavi con a bordo i coltivatori della Coldiretti sono salpate all’arrembaggio di due navi cariche di grano extracomunitario e ancorate al porto di Bari mentre centinaia di coltivatori manifestavano sulle banchine. Il blitz è stato deciso in occasione della Giornata Nazionale dell’Anticontraffazione, nell’ambito della mobilitazione nazionale a difesa del Made in Italy per impedire che vengano spacciati come pane e pasta italiani quelli ottenuti con grano importato. La nave Federal Danube, proveniente dal Quebec (la vediamo nella foto) e battente bandiera cipriota, era carica di 23 mila tonnellate di grano. L’altra, la Pyrgos proveniente da Antigua-Barbados, di cui batte anche bandiera, con un carico di 4mila tonnellate di grano. Un pacco di pasta su tre - denuncia la Coldiretti - è fatto con grano straniero ma i consumatori non lo sanno perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. “Una situazione che mette a rischio la coltivazione anche in una regione come la Puglia considerata il granaio d’Italia. - sottolinea l’organizzazione agricola - Incalcolabili anche i danni in termini di impatto ambientale, basti pensare che sommando la tratta che la nave ha compiuto dal Canada per raggiungere Bari e i 758 camion utili a scaricare le 23 tonnellate di grano la Coldiretti stima una emissione di oltre 15mila tonnellate di CO2 ad effetto serra. Secondo la Coldiretti, circa metà del grano della Federal Danube era stato già scaricato e trasportato in pastifici e mulini delle province di Bari (Altamura, Corato e Spinazzola) e in Basilicata (Matera e Melfi, in provincia di Potenza). Non era invece cominciato lo scarico del frumento dall’altro mercantile. Secondo la Coldiretti, sono 800.000 le tonnellate di grano duro che arrivano nel nostro Paese da Australia, Canada (da dove arriva il 40%), Bangladesh, Sud America, Messico, Arizona e Texas… per produrre pasta “Made in Italy”.
(Si ringrazia l’ANSA)
