Dopo tre mesi di schermaglie sulla strada, il dibattito politico rientra in Parlamento. I deputati federali il 20 settembre hanno ripreso i lavori alla Camera dei Comuni e due giorni dopo sono stati chiamati ad una votazione sul controverso progetto di legge sull’abolizione del registro delle armi da fuoco creato nel 2003 dal governo liberale di Jean Chrétien. Mercoledì 22 è stata votata, in particolare, una mozione presentata dal Partito liberale che chiedeva di bloccare l’iniziativa di un deputato conservatore di procedere all’abrogazione di questo registro. Ebbene, in aula si sono presentati tutti e 304 i deputati dando vita ad una votazione piuttosto serrata: la mozione liberale è stata approvata infatti con 153 voti a favore e 151 contrari. Due soli voti di differenza dunque. Il disegno di legge della deputata conservatrice Candice Hoeppner (C-391) fu presentato per la prima volta nel maggio del 2009 e approvato in seconda lettura con 164 voti a favore e 137 contrari. Oltre ai conservatori votarono a favore anche sei deputati liberali e 12 dell’NDP.
In questa vicenda è stata messa a dura prova l’unità del PLC e soprattutto dei neodemocratici. Alla vigilia del voto del 21 settembre, il leader liberale Ignatieff ha richiamato i suoi dissidenti all’ordine e pare che li abbia addirittura minacciati di espulsione. Il capo dell’NDP Layton, invece, ufficialmente ha lasciato i suoi deputati liberi di votare secondo coscienza ma sotto sotto ha fatto di tutto per convincere i suoi dodici dissidenti a cambiare posizione e quindi a respingere il disegno C-391. Alla fine, i 143 conservatori sono riusciti ad avere solo l’appoggio dell’indipendente André Arthur, della loro ex collega Helena Guergis e di sei neodemocratici. Dall’altra parte, i 75 liberali si sono ritrovati compatti, insieme ai 48 del Bloc ed a 30 dell’NDP. Naturalmente dopo la votazione era più contento Michael Ignatieff che Jack Layton, quest’ultimo costretto a incassare l’ondata - seppur ininfluente - di dissenso all’interno del suo partito. Da parte sua, il Primo ministro Harper è apparso piuttosto contrariato per questa prima “sconfitta parlamentare” ed ha promesso in tono minaccioso di non arrendersi, di tornare alla carica con un disegno di legge simile perché «i canadesi che vivono nelle zone rurali e che fanno uso di fucili per necessità non accetteranno mai di essere trattati come dei criminali». A Québec, prima della votazione in programma a Ottawa, l’Assemblée nationale aveva adottato all’unanimità una mozione per chiedere di mantenere il registro delle armi così com’è. Se mercoledì 21 avessero vinto i conservatori, l’esame del disegno di legge per abolire l’obbligo di registrare le armi a spalla sarebbe proseguito in terza lettura per poi essere sottoposto a votazione nel prossimo dicembre.
Alla ripresa dei lavori parlamentari, il 20 settembre, il governo conservatore aveva cercato di partire col piede giusto, annunciando, tramite il ministro Stockwell Day, l’entrata in vigore delle regole previste dalla Legge sul lobbying che d’ora in poi riguarderanno tutti i deputati, senatori e funzionari superiori. Ad essi è vietato ormai esercitare attività lobbistiche e quindi avere a che fare col governo canadese nei cinque anni successivi alla fine del loro mandato.

