Ne è convinto Barack Obama, che al termine del durissimo G20 svoltosi il 19 e 20 giugno scorsi a Los Cabos, in Messico, è apparso molto soddisfatto per quello che (lui) ha ritenuto un grande successo. Dopo due giorni di serrato braccio di ferro con gli europei, ha ottenuto quello che voleva: i leader del Vecchio Continente presenti a Los Cabos gli hanno messo sul tavolo le misure immediate che intendono varare nel vertice di Bruxelles di questa settimana: da quelle per stabilizzare il sistema finanziario e bancario a quelle per assicurare una maggiore crescita e favorire la ripresa. Con l'impegno a sostenere i Paesi maggiormente in difficoltà sul fronte dei mercati: a partire da Spagna e Italia, come ha spiegato il segretario al Tesoro americano, Timothy Geithner. «I Paesi dell'Eurozona prenderanno tutte le misure necessarie sia di lungo che di breve termine», ha annunciato Obama nella conferenza stampa finale, tirando un sospiro di sollievo.
Di fronte alle divisioni che caratterizzano il fronte dell'Eurozona, infatti, si è rischiato lo scontro tra le due sponde dell'Atlantico, con gli europei determinati a non cedere alle pressioni di un G20 assetato di dettagli. Per questo, forse, l'incontro tra Obama e i leader Ue presenti a Los Cabos - programmato alla fine della prima giornata dei lavori – è saltato. Poi, nel corso della seconda giornata del summit, il presidente americano si è finalmente trovato al tavolo solo con Mario Monti, Francois Hollande, Angela Merkel, Mariano Rajoi, David Cameron, oltre ai vertici della Ue. E i dettagli del piano europeo sono venuti fuori. Ad annunciarlo ufficialmente sarà il Consiglio europeo di fine giugno. Obama sa che gli europei devono risolvere ancora molte questioni, soprattutto per superare le solite resistenze della cancelliera tedesca Angela Merkel. Ma, di fronte alla deriva verso cui sta andando l'Eurozona, è convinto che stavolta gli europei manterranno gli impegni presi in Messico. Anche perché - ha ribadito il presidente americano - i leader europei sembrano finalmente aver capito l'urgenza e il fatto - è tornato a sottolineare – che «la crisi europea ha un impatto su quella mondiale. Se la crescita in Europa è lenta, questo significa che la ripresa rallenta anche negli Stati Uniti». E questo non è più tollerabile. «Noi non possiamo avere il controllo delle cose che accadono in Europa, ma vogliamo che gli europei abbiano il controllo di quello che accade a casa loro».
«Il G20 – si legge, dunque, nel documento finale - si impegna a prendere tutte le misure necessarie per rafforzare la crescita economica e creare posti di lavoro e a rompere il circolo vizioso fra banche e debito degli Stati». Dopo l'era del rigore e dell'austerity impersonata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, Los Cabos ha sancito la presa di coscienza dei Grandi che di stretta fiscale si può morire, e che senza crescita non si risanano i bilanci. "Crescita" sembra essere diventata la parola magica di tutti i leader mondiali. «È l'ora di agire per la crescita», ha ribadito il presidente Usa. «Nessuno pensa che l'Ue sia la fonte del problema», ha spiegato il Presidente del consiglio italiano Mario Monti, ricordando gli squilibri finanziari di cui proprio gli Usa sono "protagonisti". «Spetterà ai leader definire come arrivare alla crescita – ha detto - convincendo i mercati di avere lo slancio per darsi una politica di bilancio più coesa, condizione necessaria per forme di solidarietà come gli eurobond. Nell'attesa che si sciolgano alcuni dei nodi europei, un passo avanti è stato fatto grazie all'aumento di capitale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) concordato in primavera ma ancora senza fondi: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno deciso di accettare l'invito ad aumentare le risorse disponibili per il Fondo monetario internazionale, che vedrà le sue risorse salire all'astronomica cifra di 456 miliardi di dollari "per rafforzare le difese globali anti-crisi", è stato specificato.
Anche i temi della politica estera, dietro le formule di rito, nascondono divisioni su scala globale, in particolare su un tema molto caldo come la tragedia siriana. Sugli armamenti a Damasco, Obama ha parlato di un accordo con Putin per mettere fine alle violenze; il presidente russo si è limitato a parlare di molti "elementi in comune" con l'americano. Come dire, ognuno rimane dalla sua parte e intanto i siriani continuano ad ammazzarsi in una sanguinosa guerra civile.
Significativi i commenti di alcuni autorevoli giornali americani sull'esito (scarso) del Vertice messicano.
Wall Street Journal: «La Grecia ha fatto di più a sostegno della crescita economica globale di qualsiasi cosa successa a Los Cabos. Nonostante gli annunci per un piano d'azione per la crescita e l'occupazione, i leader del G20 sono risultati in disaccordo su tutti i temi economici chiave».
New York Times: «Il G20 ha evitato impegni specifici e si è invece limitato a più generalizzate promesse di investire nei lavori pubblici, di rivedere il mercato del lavoro e di usare l'innovazione, l'educazione e gli investimenti nelle infrastrutture per spingere la crescita».
Si ringrazia l'ANSA
