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Di Girolamo, dal Senato al carcere: «Ma non sono un criminale»



Nicola Di Girolamo

Nicola Di Girolamo

Pubblicato il 2010-03-03 15:26:00
Pubblicato il 2010-06-17 17:48:05
 
Soggetti :
ADV & PARTNERS , Europa , Germania

Ansa/ROMA – Quella del 3 marzo è stata una lunga giornata per Nicola Di Girolamo, iniziata in Senato e finita in carcere. L'ormai ex senatore del Pdl (eletto nella circoscrizione Europa) è il sesto parlamentare in 64 anni per cui un ramo del Parlamento di fatto ha consentito l'arresto dicendo sì alle sue dimissioni da parlamentare: dimissioni motivate in aula dopo un discorso dell'esponente del Pdl dal tono drammatico, velato da una forte emozione. «Intendo con questa scelta allontanare dalla Camera alta l'ignominia che mi ha riguardato». La mia - ha detto in sostanza - non è una storia criminale. Non sono Lucifero, non sono l'untore. Vorrei che per questa mia vicenda non scontassero degli innocenti e cioè - ha spiegato - la famiglia dell'ex senatore e gli italiani all'estero, «una risorsa preziosa per il Paese e non un problema. Sono parte di un circuito virtuoso». Sulla foto scattata con un affiliato alla ‘ndrangheta Di Girolamo ha spiegato che gli fu detto che si trattava di un ristoratore; sapete «in campagna elettorale si fanno tante foto».

Di Girolamo ha rivendicato, con tono quasi orgoglioso nonostante le accuse che gli si rivolgono, «di non avere portato l'indegnità della 'ndrangheta in quest'aula». Le dimissioni sono arrivate, ha sottolineato, dopo tanto fango, dopo l'ignominia di un'esposizione mediatica che mi ha descritto come un mostro, usurpatore della politica e del mandato elettorale . «Sono convinto - ha aggiunto - di dover rendere disponibile la mia persona, la mia storia personale, la mia esperienza recente, perché chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che potrà finalmente essere vagliata lontano dai riflettori e dal clamore delle prime suggestioni».

Una scelta, quella delle dimissioni, accolta con una larga maggioranza dal Senato: 259 sì,16 no e 12 astenuti dopo un nervoso confronto in aula scandito anche dal malore della senatrice Emanuela Baio. Intervistato telefonicamente dal Gr Parlamento dopo il voto Di Girolamo ha detto di essere sereno, di aver gradito l'applauso della maggioranza partito dai banchi al termine del suo intervento e che ha innescato una dura polemica nell'aula del Senato tra opposizione e il Presidente Schifani, difeso dalla maggioranza.

Le imputazioni

Nicola Paolo Di Girolamo è chiamato a rispondere di diversi gravi reati, a cominciare dalla ''partecipazione ad associazione a delinquere'' con l'aggravante di rivestire il ruolo di ''promotore ed organizzatore'' dell'associazione. Di Girolamo, si legge nel capo di imputazione, è inoltre accusato di concorso nel riciclaggio di ingenti somme effettuato a livello internazionale attraverso una miriade di società estere in concorso con altri e di concorso nell'intestazione fittizia di beni in relazione alla condotta tenuta - quale ideatore, in concorso con Gennaro Mokbel e Paolo Colosimo, nonché in concorso con Franco Pugliese (beneficiario) e Marco Iannilli (mediatore) - per consentire l'intestazione fittizia della barca “Franck One”, realmente di proprietà di Franco Pugliese (ritenuto vicino alla cosca degli Arena) alla

societa' ADV & PARTNERS srl di cui Roberto Caboni era amministratore mero intestatario. Con riferimento, poi, alle violazioni della legge elettorale, l'ex senatore è accusato, in primo luogo, di ''minaccia per impedire l'esercizio del diritto di voto aggravata dal metodo mafioso'' per avere, in concorso con Mokbel, Colosimo e Pugliese quali ideatori e Roberto Macori e Giovanni Gabriele quali esecutori materiali, appositamente recatisi in Germania, ''reperito presso elettori italiani immigrati e residenti in Germania ed abusivamente riempito le relative schede elettorali con il nominativo di Nicola Paolo Di Girolamo che ne faceva uso in quanto candidato nella circoscrizione estero per l'Europa al Senato della Repubblica''. E' inoltre indagato per il reato di ''scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso'' per avere, in concorso con Mokbel e Colosimo quali ideatori e Macori e Gabriele esecutori materiali appositamente recatisi in Germania, promesso a Pugliese - in cambio dell'appoggio elettorale della cosca mafiosa degli Arena di Isola di Capo Rizzuto alla sua candidatura nella circoscrizione Europa - procurato un intestatario fittizio del “Franck One”, intestatariosuccessivamente individuato nella ADV & PARTNERS srl.

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