Inform/ROMA – È stata presentata la settimana scorsa alla stampa, alla Camera dei Deputati a Roma, la proposta di legge sull’introduzione del voto elettronico per i cittadini italiani residenti all’estero, elaborata su iniziativa di Antonio Razzi, eletto nella ripartizione Europa per Italia dei valori.
Un’occasione che indica, all’indomani delle polemiche suscitate sul voto all’estero dal caso Di Girolamo, la volontà delle diverse forze politiche presenti in Parlamento di rimettere mano al meccanismo che regola l’espressione di voto all’estero, conservandolo e salvaguardandone il valore e i principi ispiratori.
La proposta – firmata da 8 deputati del Pdl, 12 di Idv e 3 del Pd – era stata depositata alla Camera alcuni mesi fa e deputati di uno schieramento bipartisan - Luca Barbareschi (Pdl), Giacomo Portas (Pd), Antonio Razzi, Franco Barbato e Renato Cambursano (Idv) - tornano a ribadire l’opportunità di un intervento che subentri al voto per corrispondenza.
I cittadini italiani residenti all’estero possono esercitare il loro diritto di voto recandosi presso i seggi elettorali allo scopo istituiti presso le Ambasciate e i Consolati italiani ordinari e onorari – si legge nella proposta di legge che prevede la possibilità di esprimere il voto “tramite scheda elettorale o attraverso un sistema di voto elettronico”, affidandone la trasmissione al ministro dell’Interno “attraverso la rete telematica delle Ambasciate e dei Consolati”. Queste modalità dell’esercizio di voto sarebbero valide non solo nel caso di elezioni politiche, ma anche per le consultazioni referendarie e il voto amministrativo. «Si potrebbero in questo modo evitare i brogli – spiega Antonio Razzi – che oggi rischiano di mettere in discussione l’esercizio di voto all’estero. Ritengo che anche la legge del 2001 andrebbe modificata, prevedendo la residenza fuori dai confini nazionali almeno per i 5 anni precedenti alla presentazione della propria candidatura».
La “legge Tremaglia” resta tuttavia per Razzi «un’ottima legge, che ha arricchito lo stesso parlamento nazionale, dal momento che gli eletti all’estero sono portatori di una cultura diversa, di punti di vista diversi e importanti specie su fenomeni come quello dell’immigrazione. La cancellazione del voto all’estero sarebbe un po’ come sbattere la porta in faccia a tutti gli emigrati, che già sono delusi per i tagli effettuati dal Governo e per le palesi disparità di trattamento ad essi risevrate, come la mancata abolizione dell’Ici sulla prima casa – aggiunge Razzi che, tornando sulla sua proposta di legge, ne auspica l’adozione già nella prossima consultazione politica. Ho inviato una lettera alla I Commissione della Camera affinché si calendarizzi la discussione del progetto relativo al voto elettronico nell’arco dei prossimi tre mesi – conclude Razzi, che non si preoccupa se la percentuale dei votanti dovesse diminuire: meglio meno elettori, ma onesti».
«Si tratta di una proposta legittima e intelligente – afferma Luca Barbareschi per il Pdl - È ridicolo che sino ad oggi non si sia tenuto conto della risorse italiane all’estero, un mondo spesso fatto di eccellenze e che potrebbe, se opportunamente valorizzato, contrastare il rischio di deriva che oggi corre il nostro Paese. In un momento in cui possiamo accedere a una rete di possibilità illimitate noi mettiamo balzelli e chiusure che sembrano andare contro la tendenza del mondo democratico del futuro».
«I parlamentari eletti all’estero non sono parlamentari di serie B e devono avere certezza del valore della loro elezione – aggiunge Giacomo Portas per il Pd. - Non avere la possibilità di eleggere i propri rappresentanti per via elettronica oggi è un danno per l’Italia. Chiediamo al ministro Brunetta di prendere in considerazione l’adozione di questa legge in tempi stretti».
Presentata una proposta di legge sul voto elettronico presso Ambasciate e Consolati
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