ROMA - Il senatore Nicola Di Girolamo, eletto per il Pdl nella Circoscrizione Estero, ha rassegnato le proprie dimissioni da parlamentare dopo essere rimasto pesantemente coinvolti in una inchiesta della Procura di Roma relativa a riciclaggio di denaro, nel corso della quale era stato emessa una richiesta d’arresto proprio a carico del senatore con residenza a Bruxelles. Durante le indagini sarebbe emerso infatti un collegamento tra Di Girolamo e la ‘ndrangheta, che attraverso dei suoi uomini in Germania avrebbe falsificato il voto per l’elezione dei candidati nelle circoscrizioni estere al Senato, riempiendo con il nome di Di Girolamo un numero non precisato di schede bianche. Per il senatore l’accusa è di violazione della legge elettorale «con l’aggravante mafiosa». A sostenere la candidatura di Di Girolamo sarebbe stato, in particolare, Gennaro Mokbel, un imprenditore romano legato in passato ad ambienti della destra eversiva. Mokbel, in occasione delle elezioni politiche dell’aprile 2008, avrebbe lavorato per conto dell’avvocato Di Girolamo e dalle indagini è emerso che si sarebbero tenute alcune riunioni ad Isola di Capo Rizzuto con esponenti della ‘ndrangheta, per la raccolta di voti tra gli emigrati calabresi in Germania. Di Girolamo, in una lettera indirizzata al presidente del Senato Renato Schifani ha spiegato di essere «colpevole di uno o due incontri disattenti» ma di essere pronto a «rendere disponibile la mia persona perché chi dovrà giudicarmi possa davvero conoscere i contorni di una vicenda che non è tutta criminale». Di Girolamo ha spiegato a Schifani di essere stato eletto «da 24.500 elettori non mafiosi né delinquenti» e che il suo guaio è stato quello di «giudicare poco e male» alcuni personaggi incontrati durante la campagna elettorale». Ma intanto giunge all’unanimità la richiesta dal mondo di politica (compreso il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi) di rendere più sicuro il voto all’estero. L’inchiesta riguarda un miliardo e 800 milioni di euro di fatture per operazioni inesistenti e 365 milioni di Iva non versata, che hanno portato il Gip del tribunale di Roma a emettere una ottantina ordinanze di custodia cautelare. Tra i coinvolti anche Silvio Scaglia, ex amministratore delegato e fondatore di Fastweb, che nel momento in cui è stato colpito dal mandato di arresto si trovava all’estero per lavoro, ma che si è consegnato alla giustizia non appena tornato a Roma pur dichiarandosi estraneo a qualsiasi addebito. Per lui il Gip ipotizza il reato di concorso in riciclaggio attraverso la falsa fatturazione. Le indagini hanno per oggetto l’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio, che veniva realizzato attraverso la falsa fatturazione di servizi telefonici e telematici mai forniti, venduti a Fastweb e a Telecom Italia Sparkle dalle imprese italiane Cmc e Web Wizzard, oltre che da I-Globe e Planetarium. Per portare a termine le operazioni di riciclaggio la struttura transnazionale avrebbe utilizzato società di comodo di diritto italiano, inglese, panamense, finlandese, lussemburghese e off-shore. I 365 milioni di Iva non versata allo Stato italiano sarebbero stati incassati su conti esteri e in seguito il denaro reinvestito in appartamenti, gioielli e automobili. Nell’operazione sono stati sequestrati 247 immobili, per un valore di 48 milioni di euro, 133 automobili, 5 imbarcazioni per un valore di 3 milioni e 700 mila euro; 743 rapporti finanziari; 58 quote societarie per un valore di un milione e 944 mila euro e due gioiellerie. Ma anche crediti nei confronti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle per 340 milioni di euro, mentre il valore dei beni all’estero ammonta a circa 15 milioni di euro. Alcuni indagati sono stati arrestati in Usa, Inghilterra e Lussemburgo.
Berlusconi: «Voto estero da cambiare»ROMA - La legge elettorale relativa ai parlamentari all'estero «va assolutamente cambiata». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi, che sempre in merito al parlamentare del Pdl al centro dello scandalo sul riciclaggio dei voti ha aggiunto: «Di Girolamo non è stato portato da gente di Forza Italia: è stato portato da un responsabile di Alleanza Nazionale che non ho il piacere di conoscere. La mia opinione è che è grave che esistano queste situazioni». Da un punto di vista più strettamente politico, il presidente del Consiglio ha precisato che alle imminenti elezioni regionali conterà politicamente il numero dei voti conquistati da ciascun schieramento, non quello delle regioni: «Il numero di regioni – ha detto – è meno importante rispetto al risultato globale. Noi speriamo con queste regionali di potere avere la maggioranza nella conferenza Stato-regioni». Il premier, inoltre, ha sottolineato come l’Udc non abbia «nulla a che spartire con il Partito democratico». Sulla situazione piemontese, dove la maggioranza sostiene il candidato leghista Roberto Cota, Berlusconi ha detto che con l’esponente del Carroccio «c’è una forte sintonia, una forte simpatia, ad Arcore mi rivolgevo a lui quando dovevo convincere Umberto Bossi in certe situazioni difficili. Cota ha un unico difetto – ha scherzato – la moglie magistrato, ma è un magistrato di quelli perbene. E spero che i magistrati per bene aumentino sempre di più». Da qui è stato scontato il passaggio alla riforma della giustizia: «la facciamo, la facciamo, adesso la facciamo – ha spiegato il premier – e non credo che piacerà molto ai talebani che sono all'interno della magistratura. Oggi la sovranità non è più nel popolo, ma è nei pm». Inevitabile un commento sulla sentenza Mills: «E' un'invenzione pura – ha detto Berlusconi – un assurdo, non c'è stata nessuna dazione da parte di un manager di Fininvest che tra l'altro è morto, voglio un’assoluzione piena».