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Terremoto: danni all'economia per oltre 4 miliardi

Gli effetti del terremoto su una casa diRovereto sulla Secchia, frazione di Novi di Modena Ansa

Gli effetti del terremoto su una casa diRovereto sulla Secchia, frazione di Novi di Modena

Pubblicato il 8 Giugno 2012
Pubblicato il 8 Giugno 2012

La Commissione Grandi rischi avverte: possibile una nuova faglia

(NoveColonne ATG)  Roma - Il terremoto in Emilia Romagna ha provocato circa 2 miliardi di danni stimati alle imprese e "secondo alcune valutazioni potrebbero superare i 4 miliardi di euro" per l’intera economia della zona colpita del sisma. Le stime arrivano da Confindustria Emilia-Romagna, che in un'audizione alla commissione Industria del Senato spiega come nei territori colpiti dal sisma sono presenti oltre 35 mila imprese con circa 130 mila occupati: "Le imprese industriali danneggiate sono circa 500-600 per almeno 12 mila addetti e circa 2 miliardi di danni stimati", sottolinea il vice presidente Confindustria per le politiche territoriali, Gaetano Maccaferri, mentre le imprese in generale (non solo quelle industriali) che hanno subìto danni sono circa 5 mila per oltre 25 mila addetti coinvolti. Secondo Maccaferri, inoltre, il ricorso agli ammortizzatori sociali riguarderà "almeno 12-15 mila lavoratori nel solo settore industriale" mentre l'area produttiva colpita "produce oltre il 10% del Pil dell'Emilia-Romagna pari a circa 15 miliardi di euro annui (1% del Pil nazionale) e contribuisce all'export per una quota altrettanto rilevante", con un gettito fiscale "stimabile in almeno 6-7 miliardi di euro". "Il rischio concreto - denuncia Maccaferri - è la perdita di un fondamentale tessuto di capacità produttive, competenze e investimenti industriali", anche perché "alcune imprese già duramente colpite dalla crisi potrebbero decidere di non riavviare l'attività dovendo sostenere costi molto elevati per la ripartenza". Per questo motivo tutti gli interventi necessari devono concretizzarsi "in tempi brevissimi" e devono puntare innanzitutto a “far ripartire subito le imprese che lo possono fare attivando un capillare sistema di verifiche attraverso professionisti e Protezione civile”.

 

 Probabilità di spostamento del sisma nella zona del ferrarese

 

 Ansa/ROMA  - Nelle zone colpite dal terremoto del 20 e 29 maggio si sta registrando un calo della sismicità ma se questa dovesse riacutizzarsi, c'è la probabilità che ciò avvenga più ad est e dunque nella zona del ferrarese. E' quanto scrive la Commissione grandi rischi in un documento inviato al Dipartimento della Protezione Civile. Alla luce delle indicazioni, secondo quanto si apprende, il capo del Dipartimento Franco Gabrielli ha visto il premier Monti e ha convocato un comitato operativo a Bologna. Nel documento, sempre secondo quanto si apprende, la commissione ribadisce che allo stato delle conoscenze scientifiche non è possibile prevedere quando e dove si verificheranno i terremoti. Gli esperti sottolineano inoltre che la probabilità che si attivi una nuova faglia esiste in Emilia come in altre zone d'Italia. "Nel caso di una ripresa dell'attività sismica nell'area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza".

 La Commissione Grandi Rischi - Settore Rischio Sismico si è riunita in tre occasioni nel 2012, si legge nel comunicato, "per analizzare le problematiche della pericolosità e rischio sismico nell'area della Pianura Padana, con l'audizione dei maggiori esperti nazionali. Le analisi e conclusioni della Commissione sull'analisi della sequenza in corso in Emilia e sulla sua possibile evoluzione sono state inviate il 7 Giugno al Capo del Dipartimento di Protezione Civile". La Commissione sottolinea che "la sequenza sismica emiliana iniziata il 20 maggio ha attivato il fronte esterno dell'Appennino tra Ferrara e Mirandola, su una lunghezza di oltre 45 chilometri. Il primo evento con magnitudo 5.9 ha coinvolto la porzione centrale, tra Finale Emilia e San Felice sul Panaro; l'evento del 29 maggio con magnitudo 5.8 ha rotto la faglia a Ovest di San Felice sul Panaro verso Mirandola, mentre la porzione a Est di Finale Emilia verso Ferrara ha registrato in questa sequenza eventi con magnitudo fino a 5.1". "Non esistono a tutt'oggi - premette la Commissione - metodi scientifici attendibili di previsione dei terremoti nel breve periodo. Tuttavia la conoscenza del sottosuolo (le 'faglie') e gli eventi che si sono succeduti dal 20 maggio in poi permettono di formulare alcuni orientamenti per l'evoluzione futura". La Commissione ha dunque fornito "le seguenti interpretazioni sugli elementi principali della possibile evoluzione dei fenomeni sismici in corso: nei segmenti centrale e occidentale della struttura che hanno già registrato gli eventi di maggiori dimensioni - tra Finale Emilia e Mirandola - le scosse di assestamento stanno decrescendo in numero e dimensione; nel caso di una ripresa dell'attività sismica nell'area già interessata dalla sequenza in corso, è significativa la probabilità che si attivi il segmento compreso tra Finale Emilia e Ferrara con eventi paragonabili ai maggiori eventi registrati nella sequenza; non si può altresì escludere l'eventualità che, pur con minore probabilità, l'attività sismica si estenda in aree limitrofe a quella già attivata sino ad ora". La sequenza in Emilia, prosegue il documento della Commissione grandi rischi, "ha sollevato interrogativi nell'opinione pubblica sull'adeguatezza della mappa di pericolosità sismica usata per la normativa antisismica". A questo riguardo la Commissione "nota che alla zona colpita dai recenti sismi era stata assegnata una magnitudo massima attesa di 6.2, e che i valori registrati dello scuotimento del terreno sono compatibili con i valori della mappa; a tutt'oggi non ci sono pertanto elementi per concludere che la sequenza sismica emiliana si collochi al di fuori della normativa vigente". Nel commentare l'estensione e la tipologia dei danni osservati, la Commissione inoltre "nota che la maggior parte del patrimonio edilizio è stato costruito prima dell'aggiornamento della classificazione sismica avviato con l'ordinanza della Protezione civile 3274 del 2003. La migliore strategia per una efficace azione di prevenzione consiste in azioni mirate alla riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio". Gli eventi sisimici iniziati il 20 maggio hanno causato 26 morti e 17.000 sfollati

 

 

 

 

 

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