Signor Dubourg, quello presentato il 20 marzo scorso dal ministro delle Finanze Raymond Bachand è stato definito da molti osservatori politici come un budget pre-elettorale. Lei che ne pensa?
«Credo che non bisogna guardare al budget in questo modo. Sono già 4 anni che, attraverso il budget, presentiamo la visione del governo liberale; ogni anno aggiungiamo un capitolo nuovo a questa visione con l'obiettivo di arrivare, l'anno prossimo, al deficit zero e all'equilibrio tra le entrate e le uscite, tra le spese del governo e i suoi incassi. Siamo, dunque, su questa strada e quando arriveranno le elezioni i quebecchesi si chiederanno: chi ha gestito meglio le spese? Il governo del Quebec è quello che (tra tutte le province canadesi) controlla meglio le spese, insieme ai governi della Columbia Britannica e del Nuovo Brunswick. In un budget ci sono due parti: la parte delle spese, e noi abbiamo provato che le controlliamo bene perché negli ultimi 3 anni il deficit è risultato minore del previsto; e quella dei redditi: in questo budget abbiamo inserito 211 milioni in più proprio per stimolare l'economia cioè per creare la ricchezza. Controllare le spese va bene, aiuta a sanare i nostri bilanci ma noi vogliamo andare oltre, vogliamo creare ricchezza e per farlo servono misure di stimolo. Uno di questi "stimoli" è, senza dubbio, il "Piano Nord", la "Baie James" degli anni 2010, un gigantesco piano fatto di 80 miliardi di dollari di investimenti, della creazione di più di 20.000 posti di lavoro. Poi abbiamo deciso di stanziare altri 211 milioni per stimolare vari settori economici e sociali. Allora, quando arriveranno le elezioni i quebecchesi capiranno qual è la visione del governo per il Quebec».
Come verranno distribuiti tutti questi soldi?
«I 211 milioni sono per questo anno 2012 e sono distribuiti per vari piani. Quello che bisogna precisare è che in certi casi tali piani avranno uno sviluppo triennale e più e quindi riceveranno nei prossimi anni altri soldi. Vi sono piani per lo sviluppo del turismo, per l'industria forestale, per stimolare il settore manifatturiero e le esportazioni. Inoltre, una parte di questi soldi andranno "alle persone", nel senso che potranno servire per facilitare la vita degli anziani. Siamo alle prese con una sfida importante, quella dell'invecchiamento della popolazione. Abbiamo pensato di investire 2,7 miliardi su 5 anni per il programma "Veillir chez soi". Le persone di una certa età preferiscono restare nelle proprie case piuttosto che finire i loro giorni nei Centri per anziani; vogliamo aiutarli affinché restino a casa; faremo in modo di aumentare le spese che potranno essere rimborsate siano esse per la loro sicurezza in casa, sia per fare delle rinnovazioni, per adattare la casa ai loro bisogni; saranno tutte spese che potranno essere dedotte dalle tasse.
Abbiamo pensato inoltre di creare un programma apposito per gli immigrati che si chiama "Mon première emploi au Quebec", dotato di 27 milioni su tre anni, per aiutare i nuovi arrivati ad integrarsi nel mercato del lavoro e un programma da 15,7 milioni per aiutare i giovani (quelli di meno di 25 anni che usufruiscono dell'assegno sociale) a seguire dei corsi di formazione e d'integrazione al mercato del lavoro».
A proposito di giovani, come spiegare il braccio di ferro in corso tra gli studenti universitari, che non vogliono pagare 325$ all'anno in più per i loro studi, e il governo, che non vuole cedere di un passo?
«Ciò che bisogna capire è che il Quebec ha il suo proprio sistema per l'educazione. La quota che gli studenti pagano in questo momento per i loro studi è la più bassa dell'America del Nord ed è rimasta "congelata" addirittura per più di 30 anni. Durante le nostre consultazioni pre-budget ci è stato detto da più parti che bisognava aumentare queste quote. Abbiamo indetto un vertice per discutere di tutto questo ma gli studenti hanno abbandonato le discussioni. Se le spese scolastiche non fossero rimaste "congelate" per tutto questo tempo e se fossero state indicizzate (adeguate al costo della vita), a quest'ora gli studenti avrebbero dovuto pagare molto ma molto di più dei 325$ all'anno per 5 anni da noi proposti. Se gli studenti continueranno nel braccio di ferro e non vorranno pagare c'è il rischio che bisognerà andare a cercare i soldi altrove e i quebecchesi non saranno certo contenti di pagare ancora altre tasse. Gli studenti non vogliono sapere niente, vogliono continuare sulla strada del "congelamento" delle spese o sulla gratuità degli studi ma bisogna essere ragionevoli, ciò non è possibile, ognuno deve fare la sua parte e contribuire alla società».
Signor Dubourg, perché dal primo aprile si paga un centesimo in più per la benzina? Non costa già abbastanza cara? Dove andranno questi soldi?
«Cerchiamo di creare dei fondi cosiddetti "dedicati". Le nostre infrastrutture hanno bisogno di soldi per il loro mantenimento e miglioramento, così come i trasporti pubblici. Sono dei settori in cui i costi sono enormi. Dunque quel "centesimo" in più andrà per finanziare tali strutture».
Cosa può dire agli italiani che risiedono nella sua contea?
«Vi sono circa 8000-9000 quebecchesi d'origine italiana che risiedono a Viau (contea che abbraccia un vasto territorio compreso tra le muncipalità di Montreal-Nord, St-Léonard, la 24° Avenue, la via Belanger, la via Papineau e la ferrovia di Canadien National) ma la maggior parte di essi sono degli anziani; i figli, infatti non restano necessariamente in questa zona. Ci sono molti Club de l'age d'or, molte attività a loro dedicate, e le misure di aiuto alle persone anziane previste dal budget e di cui abbiamo parlato in precedenza credo che vadano proprio incontro alle loro esigenze».

