Ansa/ROMA - Messaggi che ora sono stati raccolti in un libro di Elisabetta Lo Iacono, intitolato “Caro signor Papa”. E che testimoniano il desiderio, intatto, di persone di ogni età e origine, di parlare con il pontefice "come se fosse vivo". Una comunicazione epistolare ha caratterizzato quindi, negli ultimi cinque anni, il rapporto tra il popolo del “santo subito” e Giovanni Paolo II. Che, agli occhi dei fedeli, si presenta come un interlocutore dalle "sembianze di uomo" a cui rivolgersi "in quello stile colloquiale che si adotta con le persone più vicine", si legge nel libro. E l'autrice evidenzia anche come i fedeli abbiano instaurato, nel corso degli anni, non una conversazione unidirezionale con il pontefice polacco, ma un vero e proprio dialogo, man mano più intenso, ora con il “Papa santo”, ora con l'amico "a cui viene raccontato e confessato tutto ciò che non verrebbe detto ad alcuno". In cinque anni il flusso di biglietti consegnati al sepolcro hanno cambiato forme e contenuti. Meno richieste di guarigioni, più confidenze, in particolare d'amore, per un pontefice che "è stato mitico", o addirittura "un idolo", come scrive una giovane pellegrina. Messaggi rivolti al papa secondo una cifra propria di sms telefonici e e-mail. Tanto che buona parte delle lettera a Giovanni Paolo II terminano con acronimi come T.v.b o con un “I love you” collocato al termine del testo, a testimonianza di un linguaggio giovanile, svelto, a volte anche "spensierato". Non mancano, comunque, messaggi più “classici”, in cui il fedele si abbandona a volte a richieste disperate, sperando ora in una grazia del "papa miracoloso" o semplicemente desiderando che "il novello apostolo delle genti lo ascolti". Messaggi, dettati ora da situazioni di sofferenza ora dall'avanzare di gravi malattie, scritti nella speranza che avvenga un nuovo “miracolo a San Pietro”, come quello che, secondo alcune testimonianze, lo scorso anno permise a un bambino polacco, immobilizzato sulla sedia a rotelle, di tornare a camminare. Ma anche in questi casi, quel che conta, per il fedele è la sostanza. Le parole sono scritte su uno scontrino fiscale, su una pagina dell'agenda, su un fazzoletto di carta, ma il mittente non sembra preoccuparsi più di tanto, sicuro che papa Woytjla, nonostante "la brutta scrittura e gli errori, non avrà problemi a leggerle".
Beatificazione, la causa non rallentaLa causa di beatificazione di Giovanni Paolo II non rallenta e - secondo una fonte autorevole della Santa Sede - non si può nemmeno escludere che la cerimonia possa avvenire entro l'anno. In molti contavano di vedere il loro eroe portato agli onori degli altari in occasione del quinto anniversario della sua morte. Sarebbe stata una grande festa per il popolo del "santo subito". I tempi del processo canonico non lo hanno consentito ma una fonte molto vicina alla Congregazione per le Cause dei Santi ha spiegato che «onestamente nessuno può dire che la beatificazione non riesca a essere proclamata entro l'anno. La commissione medica deve ancora fornire il suo rapporto che passerà poi all'esame della commissione dei teologi e poi ancora all'ordinaria di cardinali e vescovi della Congregazione prima che il Papa possa metterci la firma». Tutti questi passaggi potrebbero compiersi entro l'anno? «Si potrebbe», ha replicato la fonte vaticana. Il problema semmai, osserva, è rappresentato più che altro dall'organizzazione logistica e materiale della cerimonia che avverrà in piazza San Pietro e per la quale si mobiliteranno centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo. «Non certo un evento che si mette in piedi da un giorno a un altro», ha commentato l'esperto. Se da una parte, il popolo del "santo subito" deve ancora aspettare, dall'altra potrà consolarsi, una volta avvenuta la beatificazione, con la possibilità di portare un tributo a Wojtyla nella basilica di San Pietro. Infatti, come ha confermato nei giorni scorsi il cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica, una volta beato, le spoglie di Wojtyla saranno portate dalle Grotte vaticane, dove si trovano ora, in una tomba da porre in una delle navate di San Pietro.