Inform/CARDIFF - Il 2 luglio 1940, come noto, affondò al largo delle coste irlandesi, colpita da un siluro tedesco, l’ex nave da crociera Arandora Star trasformata in mezzo di trasporto per italiani da internare in un campo di concentramento in Canada, dopo la dichiarazione di guerra di Mussolini alla Gran Bretagna. Questi italiani – evidenzia la Consulta degli emiliano romagnoli nel mondo - erano gente pacifica, che si era conquistata un posto nella società inglese lavorando onestamente, come i molti emiliani, soprattutto parmensi della zona di Bardi e piacentini, che avevano fatto fortuna con le gelaterie, i caffè, i ristoranti, i negozi di generi alimentari. Nel settembre 2008, dopo l’eco delle manifestazioni di Liverpool del 2 luglio, è nato il Comitato per l’Arandora Star Memorial Fund in Wales (Fondo per il Memoriale dell’Arandora Star nel Galles) da parte di un gruppo di volontari, in prevalenza italo-gallesi, che si era accorto della mancanza nel Galles di un simbolo commemorativo legato all’Arandora Star, e ha sentito la necessità di riunirsi per ricordare tutti coloro che perirono nella tragedia (805 uomini inclusi i membri dell’equipaggio e le guardie che erano a bordo), ma anche i sopravvissuti e le loro famiglie, e soprattutto quegli italiani che abitavano nel Galles al momento in cui furono strappati alle loro famiglie, internati e deportati. Ben 54 dei 470 italiani affondati nella tragedia provenivano proprio dal Galles, dove ancora è presente l’associazionismo emiliano-romagnolo. «Ricordiamo quegli eventi dolorosi per offrire un simbolo positivo di pace, di riconciliazione, di preghiera e conforto per guardare avanti», ha scritto Bruna Chezzi, membro del Comitato Arandora Star Memorial Fund in Wales. «Il nostro è un progetto con ambizioni che vanno oltre il semplice memoriale, e si concretizzano con una raccolta di testimonianze scritte e orali, un libretto commemorativo, una mostra fotografica, e infine una collaborazione con alcune scuole locali per sensibilizzare il pubblico adulto e i bambini». Il 1° luglio è stata inaugurata, presso l’Old Library, la mostra sull’Arandora Star mentre la giornata del 2 è stata dedicata interamente alla cerimonia dello scoprimento della targa presso la cattedrale di St. David. Alla cerimonia era presente anche l’ambasciatore d´Italia a Londra Alain Giorgio Maria Economides.
Affondata da un siluro tedesco
Il primo di luglio del 1940, la nave salpò da Liverpool senza alcuna scorta, sotto il comando di Edgar Wallace Moulton e fece rotta per trasportare in un campo di prigionia canadese circa 1500 uomini. Esclusi 86 prigionieri di guerra, gli altri uomini erano civili tra i 16 e i 75 anni. La nave fu sovraccaricata e non fu rispettato il rapporto massimo passeggeri per scialuppa. I prigionieri furono ammassati nelle cabine, molti dormivano sul pavimento della sala da ballo. La nave, senza giustificazione funzionale, era stata ridipinta di grigio. Non esponeva segnali che potessero far identificare la sua funzione, come il simbolo della Croce Rossa. Né all'equipaggio, né agli internati furono date istruzioni sulle procedure d'emergenza. Il 2 luglio 1940, a largo della costa nord-ovest dell'Irlanda, fu colpita da un siluro lanciato da un U-47 tedesco. L'equipaggio dell'U-Boot dichiarò in seguito di essere stato tratto in inganno dalla livrea grigia che faceva sembrare la nave da crociera un mercantile provvisto di armi in dotazione alla marina britannica. L'Arandora Star, senza più potenza motrice, affondò in trentacinque minuti. Persero la vita più di ottocento persone, 446 dei quali erano italiani.