La Corte di giustizia dell’Unione europea sospende l’embargo sui prodotti provenienti dalla caccia alle foche, embargo che doveva entrare in vigore domani. Il tribunale accetta di esaminare la legge adottata dal Parlamento europeo, come aveva chiesto l’organizzazione canadese Inuit Tapiriit Kanatami. Ricordiamo che il governo canadese contesta questa decisione davanti all’Organizzazione mondiale del commercio, affermando che l’embargo è figlio della disinformazione e che si tratta di una decisione basata sull’emotività. Il governo chiede la crezione, fin dal prossimo autunno, di un gruppo di esperti per risolvere questa vertenza. Il primo ministro Harper continua a ribadire che questa decisione è stata presa “senza alcun motivo razionale”. Ed è insomma un’ingiustizia verso i canadesi, una discriminazione verso l’industria della foca. Da parte sua, l’Unione europea afferma di agire con l’avallo dell’opinione pubblica. Afferma che si tratta di un’attività crudele, poiché le foche sono abbattute con un colpo sul cranio.
Nel 2008, il Canada ha esportato per 5,5 milioni di dollari di prodotti di foca verso l’Unione europea. Anche se l’embargo non era ancora entrato in vigore, i cacciatori affermano di sentirne gli effetti già da un anno. Alcuni dicono che la domanda è diminuita considerevolmente. Da quando è stato annunciato l’embargo, i cacciatori di foca si sono rivolti verso l’Asia alla ricerca di nuovi mercati e per tentare di compensare questa perdita europea.
