«L’Italia ce la farà»

Fabrizio
Fabrizio Intravaia
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Conferenza dell'Ambasciatore d'Italia in Canada Andrea Meloni

Il CORIM, il Consiglio delle Relazioni Internazionali di Montreal (www.corim.qc.ca), nel quadro delle sue conferenze dedicate alla diplomazia ha ospitato, il 24 novembre scorso, all’Hotel Marriot Château Champlain di Montreal, la conferenza dell’Ambasciatore d’Italia in Canada Andra Meloni.

Introdotto da Michel Lamoureux, consigliere principale dell’Associazione canadese per le Nazioni Unite, e da Emmanuel Triassi, presidente del Consiglio d’amministrazione della Camera di commercio italiana in Canada, l’ambasciatore ha incentrato il suo discorso su due argomenti principali: la difficile situazione politica ed economica dell’Italia sullo sfondo della crisi della zona euro e lo stato, eccellente, delle relazioni bilaterali tra l’Italia e il Canada. A tale proposito, Triassi, ricordando che l’Italia è sempre stato un partner economico importante per il Canada, ha detto che  «nonostante la crisi che attraversa, l’Italia resta un motore importante dell’industria, dell’economia e della prosperità dell’Europa. È vero che è al centro di una crisi finanziaria che coinvolge anche l’euro ma è anche vero che è un paese storicamente capace di uscire da periodi di crisi per ritornare più forte».

   Di ciò è fermamente convinto anche l’ambasciatore che ha cominciato la sua analisi dicendo che «questo è un momento del tutto particolare per l’Italia alle prese con una crisi economica molto seria ma all’indomani di un cambiamento molto importante sul piano politico. L’Italia ha passato altri momenti difficili nella sua storia repubblicana – ha sottolineato - ma gli italiani hanno una certa capacità a “rebondir”, a venirne fuori». E a tale proposito ha citato gli anni ’70, il terrorismo nero, le Brigate Rosse, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro. «Furono momenti cruciali. Il sistema Repubblicano fu capace di vincere la sfida del terrorismo, senza abdicare ai principi di diritto e rispetto delle libertà individuali». La situazione di oggi è tutt’altra, la sfida è di carattere ben differente. C’è una crisi finanziaria profonda che rischia di minare la fiducia che è il fondamento del sistema finanziario. «Ma noi – ha ribadito Meloni - abbiamo sperimentato altre crisi; la differenza è che ora si tratta di una crisi su scala europea e mondiale cominciata anche con gli eccessi del mercato finanziario del 2007-2008. È una crisi che per essere superata richiede uno sforzo straordinario da parte dell’Italia e uno sforzo di coesione», concetto ribadito dallo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

   Meloni ha ricostruito gli ultimi accadimenti politici mettendone in luce l’importanza degli sviluppi. Berlusconi ha dato le dimissioni dopo aver ottenuto l’approvazione da parte del Parlamento della cosiddetta “Legge di stabilità” per il 2012, una legge che contiene anche un pacchetto di misure d’urgenza. «Il pacchetto – ha sottolineato - è il terzo di misure d’urgenza che il Parlamento ha approvato, dopo quelli di luglio e settembre. Ci sono certamente dei tagli, delle misure d’austerià molto dure come è stato, ad esempio, per il ministero che mi riguarda, quello degli Esteri, con tagli al personale, chiusure di consolati, riduzioni di stipendi e così via».

Dopo le dimissioni di Berlusconi, Napolitano ha incaricato il professor Mario Monti, personalità molto conosciuta sul piano europeo e mondiale, di formare un nuovo governo aperto al sostegno delle forze politiche, di tutte, quelle che avevano vinto le elezioni nel 2008 e delle opposizioni. «Sono state create le condizioni per un governo che potesse unire forze politiche molto differenti tra di loro in uno sforzo straordinario per fare fronte all’emergenza. La formula che Monti ha utilizzato, per definire il suo governo, è stata quella di un “governo di impegno nazionale”, impegno sul cammino della messa in opera rapida delle misure già prese dal precedente governo: equilibrio del budget, riduzione del debito, ma anche impegno sul piano della crescita economica, crescita che in Italia in questo momento è molto debole e senza crescita anche le misure più rigorose non sarebbero sostenibili. La coesistenza di misure a corto termine e di riforme a lungo termine (mercato del lavoro, regime pensionistico, riforma della fiscalità, investimenti nelle infrastrutture, ricerca universitaria) segnano l’azione del governo di impegno nazionale. Sono riforme difficili – ha aggiunto - ma è su questo che il governo ha ricevuto dal Parlamento un voto di fiducia molto ampio il che significa, al di là dell’ etichetta di governo “tecnocratico”, che il ruolo del Parlamento resta centrale, ed è lì che si troverà l’intesa per approvare ogni singola misura. Fino a poco tempo fa, inoltre, non esistevano nella popolazione le condizioni psicologiche per accettarle».

   L’ambasciatore ha poi fatto il suo “atto di fede” nella capacità del nostro Paese di uscire fuori dalla crisi. «Abbiamo delle buone ragioni per avere fiducia nell’Italia e nel suo governo: il sostegno parlamentare molto largo ricevuto dal governo al quale si aggiunge uno straordinario appoggio popolare (i sondaggi parlano dell’80% dei consensi); l’Italia è l’ottava economia al mondo; ha una base manifatturiera molto larga; continua ad esportare i suoi prodotti in tutto il mondo (nei primi nove mesi dell’anno la crescita è stata superiore a quella di tutti gli altri paesi europei); la vitalità del suo sistema di piccole e medie imprese; la capacità di mettersi in gioco, di prendere rischi e di innovarsi ed infine, il livello limitato del debito privato e soprattutto del “debito-famiglia”, ovvero della capacità che le famiglie hanno di risparmiare e di fare delle economie».

 

 Relazioni Italia-Canada

 

    L’Ambasciatore Meloni è passato poi ad analizzare lo stato dei rapporti tra le due nazioni, iniziando da una premessa. «Quella degli italiani in Canada - ha detto - è ormai una lunga storia fatta di 1 milione e 400 mila persone che hanno contribuito a costruire questo Paese, non solo a Montreal o Toronto ma anche a  Regina, Edmonton, London... ovunque. Forse tendiamo a dimenticare il loro contributo alla ricchezza dell'Italia che negli ultimi 25 - 30 anni è diventata, a sua volta, un paese di immigrati, ma occorre mantenere viva la consapevolezza del passato. Dobbiamo essere consapevoli di quello che 1,4 milioni di persone significa in termini di esperienza, cultura, contenuti personali, sulle due sponde dell'Atlantico e del potenziale enorme in un mondo dove l'internazionalizzazione è la chiave del progresso». Ricordando poi che lo stesso primo ministro Monti (il cui padre è nato in Argentina), nel suo messaggio alla Camera, ha parlato a lungo dell’importanza e del valore degli italiani che vivono all'estero, Meloni ha specificato che la partnership tra i due Paesi si basa essenzialmente su 5 punti: «la presenza degli italiani in Canada; la difesa dei valori condivisi e degli interessi di sicurezza nel mondo; la cultura; la necessità di unire le forze di ogni nazione  in settori specifici, come l’innovazione o la ricerca, per adeguarsi ai cambiamenti della globalizzazione, ed infine le opportunità derivanti dai programmi di investimento in Canada per le infrastrutture. Tante sono le collaborazioni, le partnership e le iniziative in corso: nel campo della ricerca scientifica e universitaria, nel campo commerciale, nel campo culturale (come la mostra su Caravaggio ad Ottawa o quella su Roma a Quebec) e buona la convergenza sui fatti più importanti di politica internazionale. Siamo impegnati - ha aggiunto - nel portare avanti tutti questi programmi. Lavoriamo anche a stretto contatto con i governi provinciali e con l'Ambasciata canadese a Roma. Naturalmente, la crisi finanziaria significa che meno denaro pubblico è disponibile per finanziare questi programmi, ma sono pienamente convinto che il ruolo del settore pubblico, nel nostro caso le ambasciate, è essenzialmente un ruolo di input, di favorire contatti, tra aziende, privati, svolgendo, quando necessario, un ruolo di facilitatore. Ci impegniamo a realizzarlo con tutte le nostre energie».

   Infine, rispondendo ad una domanda relativa al voto per gli italiani all’estero e al fatto che così come è strutturato in questo momento (circoscrizioni estere ed elezione di candidati locali canadesi al Parlamento italiano) probabilmente non riceverà più l’avallo del governo canadese, Meloni ha detto che è allo studio un progetto di legge che potrebbe modificarne la sostanza e che comunque, tale “problema” non è nell’agenda del governo Monti. Se ne riparlerà molto probabilmente per le elezioni previste nel 2013.

 

 

Luogo Geografico: Canada, Europa, Italia Montreal Toronto Regina Edmonton London Argentina Ottawa Quebec

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