La cucina è il luogo per eccellenza della famiglia: ci si riunisce per mangiare, ma anche per stare insieme, per parlare. Per i bambini è qualcosa di più. È laddove, quasi per magia, si incontrano nuovi odori, sapori e le sostanze si trasformano acquistando gusto e profumo. Nella cucina di casa Stefano Faita ha potuto giocare, sperimentare ed apprezzare quello che oggi è il suo lavoro ed ereditando una forte passione dalla mamma, Elena Venditelli, è divenuto nel giro di pochi anni un “ personaggio” della gastronomia italiana a Montreal.Ma chi è colui che conduce alla scoperta delle ricette e delle tecniche della cucina italiana non senza un pizzico di creatività e fantasia? «Sono nato a Montreal nel 1975 e sono cresciuto nell’est ma trascorrevo gran parte del tempo a casa dei miei nonni paterni e materni. I primi abitavano all’angolo di De Liège e Clark , i secondi di fronte al Mercato Jean-Talon. Dopo il Cégep, come la maggior parte di giovani, non avevo ancora deciso cosa fare nella vita.Dopo alcune esperienze lavorative ho iniziato a lavorare con mia madre presso la Ferramenta Dante e nel frattempo, la sera, davo i primi corsi di cucina.Quello che ha dato impulso alla mia carriera è stata la prima apparizione in tv in una puntata della trasmissione À la Di Stasio su Téle –Québec.In quell’occasione Josée Di Stasio aveva contattato mia madre chiedendole di partecipare alla puntata dedicata alla pizza. Mia madre le fece presente che sul tema, ero più esperto io. Josée fu molto disponibile e gentile nel darmi questa possibilità».La mamma. Figura importante per Stefano e sua prima insegnante. «Mia madre mi ha sempre incoraggiato ad aiutarla in cucina quando ero piccolo. La prima cosa che mi ha insegnato a fare sono stati i cavatelli. Il bello è che faceva passare il tutto come un gioco. La domenica restavo ore e ore seduto in cucina e la guardavo cucinare, respiravo odori indimenticabili». - A Montreal sei uno dei rappresentanti della cucina italiana. Che effetto ti fa e quali sono gli elementi che contribuiscono al successo della nostra cucina? «Prima di me, è stata mia madre la persona che ha contribuito a far conoscere ed apprezzare a Montreal la cucina italiana. Sinceramente sono sorpreso di tutta questa notorietà, non me lo aspettavo. Posso affermare, tuttavia, che mi ha consentito di trovare un ruolo nella mia vita, ruolo che mi appassiona. Ho trovato la mia strada, una strada che continuerò a percorrere. Amo quello che faccio. Amo trasmettere l’idea di una cucina sana, semplice, popolare, nella quale domina, sovrana, la freschezza dei prodotti, ma anche l’idea che la cucina è parte integrante della cultura di un popolo oltre che convivialità. - Un aspetto, quest’ultimo, evidente nel tuo nuovo libro, Entre cuisine et bambini in uscita in questi giorni. «Sì, così come nel precedente, Entre cuisine et quincaillerie (2007), anche in questo nuovo libro ai piaceri della tavola si unisce il concetto della cucina come momento aggregante della famiglia, come occasione per stare insieme e condividere momenti preziosi. Nel libro c’è, anche, una sezione di ricette pensate per bambini da 6 mesi a 6 anni e raccontate con storielle, un gioco che unisce genitori e bambini. Piatti semplici che spesso si possono fare con i più piccoli. Una sezione, questa, che riflette il mio nuovo ruolo, quello di papà di Emilia nata lo scorso novembre. - Secondo gli esperti alcuni piatti ci riportano all’infanzia. Quale piatto ha per te questo potere evocativo? «Le polpette. Ho inserito la ricetta nel nuovo libro nella sezione dedicata ai bambini, perché l’ho sempre adorata, è molto versatile e pratica da cucinare. Ricordo che mangiavo le polpette in occasione del pranzo della domenica e me le ritrovavo nei giorni successivi nel mio “lunch” quando andavo a scuola». - Come ti definiresti? «Un cuoco, un gourmand, un amante della buona tavola».
Semplicità e gusto in tavola
Stefano Faita è attualmente sul piccolo schermo con Kampaï! À votre santé! trasmissione in onda su Radio-Canada il venerdì alle 19:00. Insegna presso la scuola di cucina Mezza Luna (Foto Groupe Librex)
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