ROMA - A Sanremo non ci sarà quest'anno la classica scalinata, ma "soluzioni create dalla tecnologia che gioca con la grande pedana di otto metri al centro della scena, mentre l'orchestra occupa ancora il golfo mistico sottostante. Intorno al palco, linee curve e colorate, e pareti mobili con fondali e schermi che propongono immagini e giochi di luce nei diversi momenti dello spettacolo": lo spiega Gaetano Castelli, che firma per la diciassettesima volta la scenografia del festival. Castelli promette sorprese e "magie" sul palco del Teatro Ariston, ridisegnato quest'anno soprattutto grazie a ciò che... non si vede: "Ai telespettatori non ho mai dato consigli, ma questa volta sento di poterlo fare: guardate Sanremo dal primo istante, da quando si aprirà il sipario. Non posso dire che cosa accadrà, ma ne varrà la pena". L'impianto ha richiesto settimane di lavoro e complessi calcoli ingegneristici sui carichi consentiti dal teatro: "Un impianto che mi piace definire 'spaziale', in tutti i sensi - spiega lo scenografo -. È scenotecnica, quest'anno, più che scenografia, nel senso che l'utilizzo della tecnologia permette di 'muovere' tutto, di dare dinamicità al festival, di dare a ogni momento di spettacolo e a ogni protagonista una propria irripetibilità". "Non un lavoro semplice - prosegue Castelli - proprio per la complessità della 'macchina' scenica. E per farla risaltare ancora di più, abbiamo scelto elementi semplici a prima vista ma in grado di dare profondità alla scena e lasciar spazio alle sorprese della nostra macchina. Così ho cercato di sintetizzare il passato delle mie scenografie con la novità tecnologica estrema, facendola diventare spettacolo essa stessa. Un omaggio ai 60 anni di Festival e ai protagonisti di questa edizione".
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