Imaginaire è il sesto disco. Come lo definiresti?
«È l’album della maturità, più personale dei precedenti, in cui parlo di me con meno pudore».
Da dove nasce il titolo?
«Non poteva esserci altro titolo per uno come il sottoscritto proveniente da un quartiere di operai, di persone modeste, semplici. Quando ero piccolo la mia ricchezza era la fantasia, la forza di sognare, di immaginare che un giorno avrei vissuto con le mie parole. Scegliere Imaginaire come titolo è stata una scelta logica per questo album».
Il primo estratto Tu m’aimes quand même è tra le canzoni più trasmesse in radio.
«È una canzone d’amore ma molto realista. È una sorta di ringraziamento alle donne per amarci nonostante i nostri limiti. È più bello, è più intenso, amare qualcuno con le sue imperfezioni, i suoi difetti, le sue debolezze. L’amore trova, in questi casi, tutto il suo senso. Molti uomini si riconosceranno».
Tra le canzoni spicca L’immigrant, brano sul tema dello sdradicamento.
«Inizialmente mi sono detto che la canzone sarebbe piaciuta ai miei genitori, alla comunità italiana ma non sapevo come sarebbe stata accolta dalla comunità francofona. Adesso che è uscito il disco, posso dire che è tra le canzoni che viene accolta con maggiore calore. Dopo averla ascoltata persone originarie del Saguenay, dall’Abitibi, del Québec, mi hanno dichiarato di trovarsi bene a Montreal ma di aver nostalgia del loro luogo di origine, del loro mondo, della loro realtà, di provare un senso di estraniamento, di non appartenenza. A dimostrazione che, sebbene divisi su alcuni punti, quebecchesi ed emigrati hanno esperienze comuni».
Il brano è preceduto dal monologo Boulevard René-Lévesque.
«Nel monologo racconto di mio padre ma nella sua storia può ritrovarsi chiuque abbia vissuto l’esperienza migratoria, qualunque sia l’etnia. Quello che mi piace di questo boulevard è che unisce l’ovest e l’est della città, unisce la parte inglese e la parte francese, unisce destini e storie diverse. Lo percorro spesso e ripenso a mio padre e ai tanti emigrati come lui che hanno costruito strade intitolate a personaggi quebecchesi. Trovo interessante che uomini diversi tra di loro per vissuto, condizione sociale o economica, abbiano qualcosa che li accumuna, rendendoli tutti quebecchesi, tutti canadesi».
C’è anche un’altra canzone preceduta da un monologo.Ed è 'Féminité', dall’argomento doloroso. Il tumore.
«Il magazine Clein d’oeil mi aveva chiesto di scrivere un testo di 50 parole sulla femminilità per un numero dedicato all’argomento. Ho accettato l’invito ritenendo che sarebbe stato un interessante esercizio di stile. Ho iniziato a scrivere il testo e l’ho ripreso qualche mese dopo abbinandovi una melodia. Ed è diventata una canzone incentrata sulla forza delle donne, non, però, sulla malattia. Dal momento che volevo inserirla nel contesto ho pensato di scrivere il monologo Les mots qu'on a peur d’entendre che racconta di una donna a cui viene diagnosticato un tumore. Ma anziché segnare la fine, questa tragedia le dà la forza di vivere ogni minuto. Ci sono parole come malattia, cancro, che si ha paura di pronunciare, di ascoltare, perché abbiamo paura della loro fatalità. Ma per molte persone queste parole possono essere la spinta a prendere coscienza della vita e di vedere ogni ora, ogni giorno come una vittoria. È una canzone di speranza di fronte alle difficoltà, alla fatalità».
Nei tuoi concerti è una consuetudine ma è la prima volta che su disco fai precedere la canzone da un monologo.
«Quando si arriva ad un sesto album si cerca di rinnovarsi, di evolversi artisticamente. Il monologo si inseriva in questa prospettiva di crescita. Inoltre si presta a far passare un messaggio con maggiore intensità rispetto alla canzone».
L’album contiene anche la versione italiana de L’amour existe encore, canzone di Luc Plamondon e Riccardo Cocciante.
«Un paio di anni ho partecipato ad un concerto in omaggio a Luc Plamondon. Ho scelto L’amour existe encore, la mia preferita. La mia interpretazione in italiano è piaciuta a Luc che dopo lo spettacolo si è congratulato augurandosi che un giorno l’avrei inserita in un mio disco».
Nelle tue canzoni accenni spesso alla Piccola Italia, il quartiere in cui sei nato e che nel nuovo disco diventa il protagonista di una canzone. Una vera e propria dichiarazione d’amore.
«Gli autori francesi parlano spesso del loro quartiere. Per es.Vigneault parla del Natashquan, Félix Leclerc dell’Île d’Orléans. Io parlo della Piccola Italia. Ho pensato che dopo avervi sempre accennato sarebbe stato interessante renderla protagonista di una mia canzone anche per dimostrare quanto sia importante in Québec la nostra cultura, quanto sia importante la nostra parte. Molti dimenticano che in Québec siamo 300000 italiani. Cantare la Piccola Italia significa cantare tutti i quartieri italiani di Montreal».
A quando un nuovo spettacolo?
«Il nuovo tour inizierà in autunno. Prima data il 13 ottobre al Théâtre Maisonneuve».
Nell’attesa buon ascolto!
L’immaginario di Nicola Ciccone
Sensazioni, emozioni, sentimenti e forti momenti di riflessione. Con il garbo e la sensibilità di sempre. Ecco 'Imaginaire' il nuovo album, ricco di poesia e di amore, di Nicola Ciccone, il sesto dell’autore- compositore- interprete italo- quebecchese. Un’altra importante pagina nella carriera di un artista che nel corso degli anni è divenuto uno dei nomi di punta del panorama musicale.
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