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Sempre...Jovanotti



Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è nato a Roma il 27 settembre 1966.Ha iniziato come dj nei primi anni Ottanta e non ha mai smesso di produrre dischi di grande successo. Tra i suoi titoli più noti 'Gimme five', 'Ciao mamma', 'Muoviti, muoviti', 'Ra

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è nato a Roma il 27 settembre 1966.Ha iniziato come dj nei primi anni Ottanta e non ha mai smesso di produrre dischi di grande successo. Tra i suoi titoli più noti 'Gimme five', 'Ciao mamma', 'Muoviti, muoviti', 'Ra

Salvatore Matilde
Pubblicato il 2010-04-20 10:27:00
Pubblicato il 2010-06-17 17:10:51
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Soggetti :
Montreal
Trascinante, romantico, riflessivo ma anche impegnato in battaglie a difesa dei Diritti Umani nel Mondo. Ritmo, energia e tante emozioni.Jovanotti,vero nome Lorenzo Cherubini, è tutto questo. Un artista in costante evoluzione musicale e compositiva, uno dei maggiori rappresentanti dell’attuale panorama musicale italiano, per la prima volta in concerto a Montreal il prossimo primo maggio alle ore 20:00 presso l'Astral.

Come e quando è nato il nome d’arte Jovanotti. «Come spesso accade in questi casi il motivo è casuale. All’epoca in cui ero dj nelle discotche, facevo delle cassette e le vendevo. Pertanto, come tutti quelli del rap, come tutti i dj, cercavo un nome da scrivere sulle cassette che mi identificasse ma che non fosse il mio nome di battesimo. Mi venne in mente Jovanotti. All’inizio volevo che sembrasse un nome di un italo- americano e l’avevo scritto Joe Vanotti; poi quando lo comunicai alla persona incaricata di fare la copertina, lo capì male e lo scrisse tutto attaccato. Mi è piaciuto e l’ho lasciato così».

Girata la boa dei 40 anni hai mai pensato di abbandonare lo pseudonimo? «In realtà questo pseudonimo diventa sempre più giusto. È, Jovanotti, un nome che mi fa un po’ ridere ma mi fa anche tenerezza. Crescendo il nome diventa sempre più calzante, perché diventa più paradossale. Per cui quando sarò un vecchio che non starà neanche in piedi e mi chiamerò Jovanotti la cosa farà molto ridere ma avrà anche dentro un po’ di magia».

Dalla scanzonata 'Gimme five' sei passato all’impegno sociale e morale con canzoni quali 'Salvami', canzone contro la guerra, oppure 'Cuore', dedicata a Giovanni Falcone e, in seguito, alla dolcezza di 'A te' o della recente e fortunatissima 'Baciami ancora'. Durante questa evoluzione musicale ed artistica come è cambiato Lorenzo, uomo, marito e padre? «Non credo molto nei cambiamenti, credo negli sviluppi. Sono uguale a quando avevo sei –sette anni. La mia visione del mondo non è molto cambiata da quando ero un bambino. Quello che è cambiato è che sono più grande, conosco più cose, ho più vita addosso, il mio punto di vista cambia di posizione. È come se si spostasse una telecamera per inquadrare cose diverse e con l’età chiaramente la telecamera la metti in posti dove non l’avresti mai messa prima. La paternità, il divenire padre di famiglia, la crescita, le responsabiltà vere, tutto questo si riflette necessariamente sulla musica. Guai se non fosse così, vorrebbe dire che è una musica finta».

I tuoi testi non sono mai banali. Cosa ti piace della parola? Ha ancora un significato in un’epoca come la nostra in cui il linguaggio è come se avesse perso valore? «Quello che mi piace della parola è proprio il suo significante. A me delle parole piace l’aspetto di strumento creativo. La parola è prima di tutto suono. A me piace cantare le parole più che scriverle. Scrivo parole che possono essere cantate e quindi vado a cercare quello. Quando una parola sulla pagina funziona, mi metto la cuffia davanti al microfono e la canto. Se passa questa prova la lascio. La parola svolge anche un ruolo biblico, crea, dà forma alle cose. È magica. Durante la celebrazione liturgica si dice: Dì soltanto una parola e io sarà salvato. Ecco, la parola ha il potere di salvare. Se una persona ci dice una cosa bella in quel momento ci sentiamo sollevati. Questo succede con le parole. Nella musica leggera, nelle parole cantate, questo elemento è molto forte. La parola nella musica può diventare molto potente ma anche pericolosa».

Restando in tema la canzone 'Fango' ha ricevuto nel 2008 il premio Mogol per il miglior testo. Uno dei suoi versi più noti è quel 'Io lo so che non sono solo anche quando sono solo' che, trovo, sottintende una spiritualità molto forte. Come vivi la spiritualità rispetto alla religione? «Faccio parte di quella generazione che distingue la religione dalla spiritualità e penso che una vita senza spiritualità è poco degna di essere vissuta. La spiritualità è per me un elemento importantissimo. Rispetto al lato spirituale ho una ricerca continua nei confronti delle grandi domande,“Chi siamo”, “Da dove veniamo”, “ Cosa c’è dopo”. La religione è un’altra cosa. È una cosa degli uomini, è ricerca. Ha a che fare con la spiritualità ma non è solo spritualità, è anche potere, educazione, storia, è gestione di spazi, conquista. La spiritualità ha a che fare con il cuore, con la religione, con altre mille cose».

Un’altra tua canzone di successo è 'Penso positivo'. Pensare positivo sempre e comunque? «Penso positivo sono un paio di parole forti messe insieme che funzionavano e avevano l’effetto che dovevano avere quando l’ho scritta, ossia un effetto stimolante. Canto 'Penso positivo' ma non significa che penso positivo 24 ore al giorno, ci sono delle giornate in cui penso negativo. Vuol essere un invito, uno stimolo. Poi mi rappresenta perché sono uno che lotta per le cose, che crede occorra cercare l’aspetto positivo delle cose, uno che crede che in qualche modo l’universo fa il tifo per noi».

Quando nascono le tue canzoni? «Le mie canzoni nascono in diversi modi. Generalmente nascono da una ricerca. Nascono dal lavoro, il lavoro stimola il lavoro. Le mie canzoni nascono quando mi metto a scrivere, cerco e comincio a raccogliere materiale come se raccogliessi oggetti sulla spiaggia che attirano la mia attenzione. Poi mi porto a casa questa busta con quanto ho raccolto e cerco di capire cosa ho. E da lì vedo se da quanto ho raccolto riesco a creare delle sequenze di senso». È da un momento come questo che è nata 'A te', canzone di infinita dolcezza, una delle più belle degli ultimi anni? «È una canzone nata molto velocemente. Volevo scrivere uan canzone a colei che sarebbe diventata mia moglie, una canzone per farle piacere, per farle un regalo».

Sono oltre 20 anni che fai dischi e hai sempre avuto successo. Cosa ha rappresentato e rappresenta per il successo? «Sì, posso dire che ho avuto successo ed anche i momenti difficili, guardati con maggior distacco, risultano essere stati utili e decisivi per quanto è successo dopo. Non posso dire che non ho tenuto conto del successo. Mi piace piacere, mi piace fare cose che facciano piacere. Mi piace l’idea di entrare in un ristorante e di qualcuno che alzandosi mi dice che una mia canzone gli è piaciuta». È la prima volta a Montreal? «Sì, anche se è nella mia vita da sempre perché quando ero un bambino era una delle parole che sentivo di più dal momento che avevo degli zii che vivevano a Montreal. Le mie prime scarpe da ginnastica mi vennero mandate da mia zia da Montreal. Io non ci sono mai stato, però vedevo i filmini, le fotografie di quando mia madre veniva a trovare la zia. È, quindi, una città leggendaria per me, una città che nella mia infanzia evoca cose molto belle».

Come sarà lo spettacolo del 1° maggio? « Verrò con un band strepitosa di musicisti italiani, americani e brasiliani. Si ballerà, si ascolteranno i miei pezzi storici. Improvviserò con il pubblico facendo qualcosa di speciale per quella sera. Sarà uno spettacolo molto divertente. Uno spettacolo per stare insieme».

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