Qualche settimana fa, ci è capitato per caso tra le mani uno dei settimanali di quartiere del gruppo Transcontinental (del quale anche il Corriere Italiano, come sapete, fa parte). Era precisamente l’edizione del 14 settembre ma essendo tutti della stessa “famiglia” editoriale non citeremo né il nome della testata e né quello dell’autore dell’articolo. Il titolo, nella fascia superiore della prima pagina, diceva così (traduciamo in italiano): “Le migliori fettuccine alla carbonara del mondo”. Colti da irrefrenabile curiosità, siamo andati a cercare l’articolo intero, che si trovava non nell’edizione cartacea bensì in quella su Internet. E poco dopo, quando abbiamo letto gli ingredienti e il procedimento, non sapevamo se ridere o piangere....
L’autore dell’articolo, un collaboratore con nome e cognome chiaramente quebecchesi, diceva di essersi ispirato ai consigli di un amico del quale non venivano precisati né le origini e né la professione. Noi, invece, non abbiamo avuto esitazioni: i nostri consigli siamo andati a chiederli a un’addetta ai lavori, una signora che lavora nella ristorazione da trent’anni (a Saint Leonard) e per di più è romana “de Roma” e quindi chi, meglio di lei, potrebbe parlare di pasta alla carbonara?
«La prima anomalìa consiste nelle fettuccine. La carbonara si fa con pasta corta rigata, sedanini o maccheroncini, o se proprio si vuole pasta lunga si preferiscano i classici spaghetti», ci spiega la signora Anna.
Gli altri orrori invece riguardano il vino bianco o addirittura il vermouth che vengono citati fra gli ingredienti. Dove troviamo anche la panna (crema al 35%), il prezzemolo, il parmigiano e in opzione, se proprio non si è contenti di avere massacrato abbastanza questa carbonara, anche i funghi. Pazzesco!
In cinque minuti, Anna ci prepara la vera carbonara, dove naturalmente ci vogliono per 4 persone solo 2 uova, guanciale a quantità desiderata (se non ce l’avete va bene la pancetta), pecorino (si può accoppiare anche un po’ di parmigiano) e naturalmente tanto pepe nero. Non esagerate col sale e non dimenticate l’olio extravergine di oliva. Niente altro. Dieci minuti dopo, siamo in paradiso! La foto, pur appetitosa, non rende abbastanza merito alla sinfonia culinaria alla quale abbiamo partecipato.
«Per favore, non massacrate i piatti italiani», ha scongiurato la nostra cuoca romana, aggiungendo che «c’è troppa tendenza a modificare gli ingredienti e soprattutto a mettere la panna anche dove non va». Siamo d’accordo, i piatti italiani lasciamoli descrivere e cucinare a chi almeno rispetta l’originalità e le intenzioni di chi li ha inventati. Tanto tempo fa...
Ed eccola, la ricetta originale: tagliare il guanciale a cubetti e cuocere a fuoco basso in una casseruola finché non ha rilasciato il suo grasso. Sbattere le uova in una ciotola e mescolarle bene con il pecorino grattugiato. Non cuocete le uova! Lessare la pasta in abbondante acqua salata, quindi metterla in una grande ciotola e condirla con il guanciale insieme al suo grasso, quindi aggiungere le uova e pepe abbondante. Mescolare rapidamente finché la pasta non è condita uniformemente.

