È di 723 morti il bilancio, ancora provvisorio, delle vittime del terremoto di sabato notte in Cile, ma si continua a scavare sotto le macerie e prosegue anche la ricerca dei dispersi. Per la popolazione la situazione è sempre più difficile, in molte zone manca ancora l'elettricità e comincia a scarseggiare il cibo. Il governo cileno ha chiesto all'Onu l'intervento della comunità internazionale, anche se ha dovuto stoppare un team di medici giapponesi perché la situazione nel Paese è ancora ''instabile'' e non è ancora possibile accettare soccorsi internazionali. Intanto il segretario di Stato americano, Hillary Clinton è giunta a Santiago. La visita era già stata fissata per salutare la presidente uscente Michelle Bachelet e dare il benvenuto al nuovo capo dello Stato, Sebastian Pinero, ma ora l'agenda è certamente dedicata al coordinamento dei contributi post-emergenza.
Per arginare i saccheggi da parte dei sopravvissuti, oltre a Concepcion, città vicina all'epicentro della prima devastante scossa, altre tre città sono sottoposte nella notte a coprifuoco: si tratta di Talca, Cauquenes e Constitution, tutte nella regione del Maule. Secondo una prima stima del governo, il terremoto costerà al Cile 30 miliardi di dollari di danni.
Sono una trentina le scosse di assestamento registrate in Cile nell'area interessata dal forte sisma di 8,8 gradi Richter. È quanto si ricava dai dati pubblicati sul sito Internet dell'Istituto americano di geofisica (Usgs), un centro specializzato nel monitoraggio dei fenomeni tellurici su scala mondiale. Le scosse hanno interessato una vasta area a sud della capitale Santiago e nessuna è andata oltre i 5,8 gradi della scala Richter. Nelle giornate precedenti, la soglia della magnitudo 6 era stata superata più volte.
Ritrovato italiano disperso – Si era temuto per lui. Ma Federico Albertini, giovane insegnante di Ascoli Piceno, da tre anni a Concepcion, sta "bene" e al momento del terremoto "era fuori città", tra le più colpite dal sisma. Nell'ascolano si tira un sospiro di sollievo dopo l'angoscia delle prime ore dopo la tragedia, quando di lui si erano perse le tracce. A darne notizia è stata proprio l'ambasciata italiana, dopo che aveva lanciato un appello - a cui lui stesso ha risposto - a farsi vivo. A spiegare i motivi per cui non era stato rintracciato arrivano le parole della famiglia, in Italia, che spiega come Federico stesse cambiando casa e non avesse al momento un indirizzo preciso in cui essere rintracciato. I diplomatici italiani in Cile - dall'ambasciata a Santiago al consolato di Concepcion, tornato operativo già ieri - hanno battuto infatti a tappeto tutti gli indirizzi degli italiani residenti. E stanno continuando a fare le verifiche - in stretto coordinamento con l'Unità di Crisi della Farnesina - su ogni segnalazione. Su ogni connazionale cioè indicato poter essere nel paese al momento del terremoto. Verifiche che proseguono e che finora non hanno registrato connazionali coinvolti. Sta bene anche l'arcivescovo italiano di Concepcion, mons. Ricardo Ezzati Andrello, originario di Campiglia dei Berici nel vicentino, del quale non si riusciva ad avere notizie. "Siamo stati contattati da una suora salesiana di Punta Arenas che ha parlato al telefono con mio zio, confermandoci che sta bene", ha riferito uno dei nipoti che lo cercavano dall'Italia. La notte del terremoto "ero a San Fabian de Alico, nell'entroterra cileno", vicino all'epicentro del sisma, racconta intanto Andrea Fagioli, un ragazzo italiano che solo oggi, a più di 48 ore dal sisma, è riuscito a rientrare a Santiago, dove abita, e a rendersi conto di quanto sia stata distruttiva la scossa di sabato notte. "Molte zone del Paese sono completamente isolate, molta gente che sta vicinissima all'epicentro, come lo ero io, non ha idea delle proporzioni di quello che è successo", ha spiegato in una mail.
Cile, si scava ancora
Oltre 700 le vittime del sisma, chiesti aiuti internazionali. Una trentina di scosse di assestamento
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