Sul disastro di Haiti



Claudio Antonelli
Pubblicato il 2010-01-25 12:13:00
Pubblicato il 2010-06-17 17:43:26
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Soggetti :
Haiti , Italia

“Preghiamo...” è l’invito che il disastro haitiano suscita nelle anime pie. Ma è da secoli che Haiti prega. Lo fa soprattutto attraverso il vudù, religione sincretica pagano-cristiana. È certo che nell’isola devastata dal sisma, molti continueranno a pregare. E qualcuno lo farà con più fervore di prima. Pat Robertson, il delirante evangelista americano che imputò ad una punizione divina l’uragano Katrina, ha voluto dare anche questa volta una spiegazione religiosa all’accaduto: il terremoto sarebbe la punizione celeste per il “patto” che gli haitiani, a suo dire, conclusero “col diavolo” al momento della rivolta contro i francesi. Adesso “dobbiamo pregare per loro affinché ritornino a Dio”, ha concluso questo professionista della Bibbia.

Ma, tra i sopravvissuti al terremoto, vi è stato anche chi, come ha riferito un giornalista, ha buttato la sua bibbia nel fuoco, considerandosi tradito dalle ossessive, rimbombanti prediche dei suoi interpreti, e decidendo per la prima volta, per aiutarsi sul serio, di far da sé.

Il senso d’irrealtà di fronte a questa tremenda calamità, che colpisce un popolo già così provato, nasce, oltre che dalla vastità del disastro, dal fatto che non è possibile attribuire il cataclisma all’opera dell’uomo. E di fronte all’immane disastro l’uomo appare ancor più sprovveduto, inerme e disarmato sul piano psicologico, non essendogli possibile attribuire a dei cattivi in carne ed ossa, o a istituzioni e a governi, la responsabilità dell’accaduto, come sarebbe portato a fare. Neppure la “dietrologia” (se si esclude la dietrologia alla Pat Robertson e di quelli che da secoli sbarcano il lunario, o vivono lautamente, predicando l’apocalisse), pronta sempre a scovare nei posti più impensati i “veri” colpevoli, può essere d’aiuto: il terremoto è dovuto unicamente ad una faglia. Non vi sono capri espiatori, purtroppo. Gli “altri”, i colonialisti, i capitalisti, i bianchi, le multinazionali, i responsabili del riscaldamento del pianeta, l’Occidente con il suo sempiterno “fascismo”, Bush e compagnia (accanto a lui, beninteso, un posto anche per Berlusconi) non possono essere posti sul banco degli imputati per un avvenimento che in inglese, molto appropriatamente, è chiamato “Act of God”. E neppure i “cattivi” dell’isola - ve ne sono e in buon numero - possono essere considerati responsabili dell’accaduto.

In Italia, se non altro, dopo il terremoto dell’Aquila si è potuto accusare qualche costruttore per la scarsa qualità degli edifici e per il non rispetto delle norme antisismiche, fattori che certamente hanno aggravato gli effetti del sisma. Ma in Haiti, Paese senza regole, chi accusare? Chi ha costruito come poteva, nel caos cronico dovuto in gran parte all’infelice storia di questo popolo e alla sua miseria? Attribuire una parte di responsabilità all’élite mulatta? Alle cleptocrazie che si sono succedute al governo dell’isola? Alla corruzione diffusa? Alla mancanza di un profondo sentimento di solidarietà, e al distacco e talvolta al disprezzo che i poveri, gli analfabeti, i derelitti haitiani suscitano non solo presso gli appartenenti alla casta economica dominante del Paese, ma anche presso quelli - lo “status” borghese è un’ossessione spasmodica negli haitiani - che si trovano solo un gradino più in su degli “ultimi” nella scala sociale? Sono accuse impossibili: quelle enumerate sono tra le cause maggiori del sottosviluppo dell’isola, ma non sono certo la causa del terremoto, questo tremendo “Act of God” (diamo a Cesare quel che è di Cesare...): uno dei tanti capricciosi “Act of God” che flagellano, dall’alba dei tempi, l’umanità, spingendo l’uomo, impaurito, a credere nell’esistenza della Provvidenza con i suoi disegni oscuri.

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