Dopo una carriera nei carabinieri, don Giovanni ha deciso qualche anno fa di cambiare professione però «ho sempre l’arma nel cuore», mi dice con nostalgia e mi racconta i diversi momenti di quando lavorava con i suoi ex-colleghi carabinieri. Adesso, si sente terribilmente solo, a volte perso senza l’appoggio del vescovo dell’Aquila, inoltre fare da supporto morale ai sui parrocchiani per 24 ore ogni giorno è un arduo compito, in definitiva don Giovanni non sa dove sbattere la testa.
Don Gatto attende pazientemente una nuova chiesa dove poter celebrare messa ma sa che dovrà aspettare, se tutto va bene prossimamente costruiranno una nuova chiesa e casa canonica entrambe fatte di legno e assolutamente anti sismiche, donate da un’azienda francese per rimpiazzare la vecchia chiesa che adesso è diventata un montagna di detriti. Prima di andarsene in polvere, la chiesa era la casa che la terribile notte del terremoto lo ha quasi ucciso. Poco dopo la scossa mortale delle 3:32, don Giovanni pensava di essere morto quando il suo cane, Agnes, lo ha salvato miracolosamente da sotto le macerie. Qualche giorno dopo la sua salvatrice morì investita da un autobus colpendo duramente don Gatto: « Quando penso a lei mi viene da piangere».
Anche se la voglia di partire da Tempera per ritrovare la serenità è tanta, don Giovanni non vuole abbandonare i sui parrocchiani. «Anche se è una situazione di coabitazione forzata, abbiamo trovato il lato positivo della questione. Non possiamo fare diversamente», dice Mario Patrella, nella mensa di Campo Grande a Tempera all’ora di pranzo. Non è da solo, è seduto con gli amici e la sua famiglia con la voglia di parlare di quello che è successo. Si trovano insieme ogni giorno a pranzo nella mensa in uno dei quattro campi del paese a chiacchierare e si aiutano a vicenda.
Pierina Pierri è disperata perche ha la casa classificata E (inagibile al 100%) e non sa quando sarà ricostruita. Mentre altri paesi come Onna, messo sotto la protezione della Germania, sono già in fase due (costruzione delle case temporanee), Tempera “è ancora in fase di emergenza” si lamenta Pierina. Questo accadeva ad agosto. Adesso siamo a novembre e niente sembra cambiato. Stanno smontando le tende e niente sembra pronto per affrontare il rigido inverno abruzzese che è già iniziato. Don Giovanni mi dice che stanno terminando gli appartamenti per quei terremotati che non possono permettersi di andare in un’albergo lontano dal loro lavoro, queste persone stanno sempre nella tenda. Ci sono anche quelli che hanno la casa classificata A (agibile) che però hanno troppo paura di rientrare a casa. Il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, ha detto qualche settimana fa che «chi ha paura non avrà casa per l’inverno.» Tuttavia la terra trema ancora. Un esempio tra tanti: un giorno una signora in una tendopoli si è spaventata quando una panchina accanto a dove era seduta si è spostata e ha sbattuto contro la sua sedia. Uno spavento che gli ha ricordato quella notte indimenticabile.
Altri anziani, vicino all’unico bar rimasto nel centro storico di Tempera, mi parlano di questa paura di rientrare e non sanno cosa fare per superarla. L’unico rimedio è il tempo che potrà finalmente dare spazio alla sicurezza.
«Dobbiamo cercare di sopravvivere da questa situazione però ci vuole tempo.», dice Alfredo un residente al Campo Sant’Angelo di Tempera. A parte la paura onnipresente, il morale è giù perche quando non c’è niente da fare, non c’è più posto dove lavorare o per divertirsi, i terremotati hanno una sfida grandissima da superare. «Ci sono stati tanti suicidi ma nessuno ne parla per non creare un effetto domino», mi racconta Mario. Alfredo sottolinea questa tristezza che regna nei campi quando mi dice con gli occhi pieni di lacrime «Non c’è più niente che mi fa piacere, non c’è la voglia. Quando vedo casa mia mi viene da piangere. L’unico momento che mi fa piacere è quando vado a messa con don Giovanni».
Sono rimasta cinque giorni in una tendopoli a Tempera e ho incontrato gente splendida e soprattutto generosa. Linda Ciuffini che fa parte del comitato per la ricostruzione di Tempera mi ha anche raccontato che un gruppo di abruzzesi di Montreal sono andati a Tempera per donare soldi alla comunità. Le ho chiesto se noi canadesi potevamo continuare ad aiutarli. Mi risponde con orgoglio: «ho sempre pensato di non dover chiedere niente a nessuno però adesso lo faccio ogni volta che c’è qualcuno che viene nel campo e l’aiuto monetario è l’unico modo che aiuti veramente la comunità.»
A tale proposito, chi volesse mandare une contributo al “Comitato Tempera Emergenza Terremoto” può inviare una e-mail a: genevieve.gagne@hotmail.com, che fornirà i codici IBAN e Swift necessari per il versamento.
Collaborazione speciale di Geneviève Gagné
Don Giovanni e il suo terremoto
«In settimana mi tolgono pure la tenda bianca e non so più dove andare a celebrare la Santa Messa. Sono molto amareggiato. Non è giusto tutto questo», confida don Giovanni Gatto, prete montebellunese parroco a Tempera, una località vicino l’Aquila.
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