«Senza lavoro non si può andare avanti perché ti manca il senso della parola. Ti manca tutto. Il lavoro, l’abbiamo perso, però lo riprenderemo!», lancia al microfono con una voce tremolante un cassintegrato della Vinyls alla festa del lavoro il primo maggio scorso per festeggiare il lavoro che non c’è in Italia. Dopo i diversi annunci uno più emozionante dell’altro, si presentano tutti i cassintegrati della petrolchimica di Porto Torres, Sardegna, insieme alle loro famiglie sul palco (vedi foto) per cantare insieme al gruppo sardo Istentales una canzone scritta specialmente per loro: “All’orizzonte adesso la cassintegrazione, Un’anticamera della sconfitta, Di un popolo che ha sempre lavorato, Guadagnandosi il pane che ha sudato”.
Un brivido mi afferra mentre li guardo liberare la loro disperazione e mi rendo conto che la crisi sta veramente attanagliando tutti, che la loro situazione non è un caso a parte ma il simbolo della crisi economica italiana di cui sento parlare da quando, due anni e mezzo fa, sono arrivata. «Ma come mai il primo articolo della costituzione italiana non è rispettato?», mi dicono i cassintegrati che incontro durante questa giornata all’isola dell’Asinara. Hanno ragione perché tale articolo che dice che L’Italia è una democrazia, fondata sul lavoro sembra fuori contesto nell’attuale situazione occupazionale della penisola.
È impossibile non conoscere qualcuno nel Mezzogiorno che non ha perso il suo lavoro e che deve dipendere dalla cassintegrazione assolutamente penosa (un cassintegrato della Vinyls per esempio riceve l’equivalente di $300 al mese) che non permette ad una persona di supportare una famiglia intera. «Il governo sta mettendo tutta l’Italia in ginocchio in condizione di non potere avere il pane per i propri figli. Ora la mia priorità è mio figlio ed aiutare mio marito in questa lotta e comunque arrivare al fine del mese», racconta Stefania Spanu, moglie del cassintegrato di trentuno anni, Andrea Spanu. Si forma allora una sorta di governo locale dove la famiglia e i parenti sostituiscono il governo per garantire la sopravvivenza dei cassaintegrati.
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