Emozioni a Monza
Chi potrà mi dimenticare quel lunedì 6 aprile 2009? Io no di sicuro. Ricordo di essere arrivato a Milano da qualche giorno, con mia figlia Kristina, per celebrare Pasqua e per lavoro. Puntuale all’appuntamento in zona Brera con l’amico Nestore Morosini, faccio colazione e partiamo. Da via Solferino, sede della Rizzoli, casa editrice del Corriere della Sera e della Gazzetta dello Sport, si esce da Milano, in direzione di Monza. All’Autodromo Nazionale, la Ford Italia presenta la nuova Focus RS e per l’occasione ha invitato la stampa specializzata. Varcati i cancelli, si ha appena il tempo di scendere dalla macchina che siamo accolti dall’addetto stampa della Ford dal quale apprendiamo la triste notizia del terremoto in Abruzzo e delle devastanti conseguenze. Dalla sala stampa dove abbiamo ricevuto il briefing sulla RS da un tecnico della Ford Italia, scendiamo nella corsia dei box dove ad attenderci vi sono schierate quindici Focus RS pronte a deliziare i fortunati giornalisti presenti per l’occasione (vedi foto). Un colpo d’occhio impressionante. Nestore, da ex-capo redattore della rubrica motori del Corriere della Sera, prende il volante di una RS bianca, uno dei tre colori ufficiali con il blu Ford ed un verde neon. Io mi accontento di fare da passeggero occupato a filmare il tracciato. Per Nestore due giri senza forzare, per poi lasciare a me il volante. Difficile descrivere l’emozione mentre mi allacciavo le cinture. Impugnato il volante e schiacciato il pulsante dell’accensione mi dirigo verso l’uscita della corsia box. La RS è a tutti i fini pratici una macchina da corsa o da mondiale rallye, commercializzata solo per il mercato europeo. Il motore, un 5 cilindri in linea, di 2,5 Lt. da 305 cavalli e con una coppia di 440Mn sfruttabile tra i 2300 e 4500 giri. La velocità di punta è di 265Kmh. Uscito dai box, prima, seconda, terza e quarta e subito si presenta la prima variante molto più stretta come angolo di entrata di quel che si vede in televisione. Il motore ha un rombo degno di un otto cilindri e i freni sono super sensibili grazie ai dischi anteriori ventilati di 336X30mm. E così, lasciata la doppia variante, e con un occhio allo specchietto retrovisore, riesco ad innescare la quinta alzando il piede al curvone. Qui si nota l’eccellente tenuta dei Continental di serie di 235/35 R 19 montati su dei cerchi in lega di 19 pollici. Altra variante fatta in terza, e poi il susseguirsi delle due Lesmo da dove si raggiunge in quinta la variante Ascari. Con la giusta linea, si esce abbastanza veloci e finalmente riesco a mettere la sesta senza toccare il limite perché si arriva subito al cartello dei 50 metri prima della parabolica dove devo scalare due marce. Fu qui che nel 61 una collisione tra Clark e Von Tripps causò la morte di quest’ultimo e di tredici spettatori. E nel 1970, l’austriaco Rindt in prova, perse la vita quanto la sua Lotus si incastrò sotto il guard-rail. La parabolica, teatro di altri spettacolari incidenti, è un curvone da 180° a raggio molto largo. Prima che arrivassi io, due sciagurati si erano già insabbiati. Entro in quarta, per poi affondare sull’acceleratore. Esco così in quinta e poi giù con la sesta nel rettilineo d’arrivo dove nonostante gli organizzatori avessero creato con dei birilli una chicane mobile, ho sfiorato per pochi secondi il limite massimo. E fu così che dopo quattro giri, quando stavo osando sempre di più, decido di fermarmi ai box, prima che combini qualche cavolata. Meglio evitare figuracce. E poi era arrivata l’ora della conferenza stampa nel salone Ascari, seguita da un pranzo degno della migliore tradizione culinaria brianzola. Nella foto sono in compagnia di Massimo Arduini, campione italiano turismo e Nestore Morosini.
Occhio alla pista
Con il ritorno del sole, sono riprese le attività della Formula Indy di scena nelle vie di St. Petersburg, teatro dell’Honda Grand Prix rinviato per il maltempo. La vittoria è andata a Will Power del Team Penske, la seconda in due gare. Sesto posto per Alex Tagliani, del Team Fazzt Racing, strappato a denti stretti, a causa delle gomme al minimo dell’aderenza. L’inglese Wilson è finito secondo alle spalle del vincitore, con Briscoe, anch’egli del Team Penske, a completare il podio. Quarto, con la terza Team Penske, il brasiliano Helio Castroneves. Prossima gara l’11 aprile a Birmingham, Alabama.
Dall’Australia, e in attesa di conferme da Sepang, sono arrivati segnali di un mondiale ancora tutto da scoprire e dal quale non sono mancati i colpi di scena. Vedi l’abbandono di Vettel quando per la seconda gara consecutiva, si è visto privare di una vittoria scontata. È bastato un circuito tradizionale e un po’ di pioggia per far passare la noia di Baharain, e crescere le emozioni. La vittoria di Button a Melbourne è la conferma che i piloti McLaren intendono vendere cara la loro pelle. A sostenere questa tesi è stata anche o soprattutto la condotta garibaldina di Hamilton, il quale avrebbe meritato migliore sorte. Richiamato inutilmente ai box per un cambio di gomme quando stava avendo la meglio su Kubica, si è visto privare di un possibile secondo posto. Deludente a mio avviso Massa nonostante sia finito terzo, reo di non avere osato di più nei confronti di Kubica. Il ferrarista ha poi finito per danneggiare la corsa del compagno Alonso, autore di una rimonta strepitosa e quarto alla fine. E c’è da ringraziare Webber per aver messo fuori causa Hamilton. Bene Liuzzi, finito 7° con la Force India al termine di una gara senza sbavature. Per Trulli la grande delusione di non essere nemmeno partito per problemi al motore.
