Non può esserci niente di peggio che vedersi arrivare in paese le ruspe che raderanno al suolo un bosco secolare per far spazio ad una strada provinciale, che porterà macchine e camion dritte dritte davanti all’uscio di casa. O forse sì. Di peggio, può esserci solo, che quelle stesse ruspe rivolteranno la piazza del paese per costruirci un “Complesso Polifunzionale Multivalente Ipermercatico a Uso Abitativo, Commerciale e Riciclomonetario” che cancellerà ogni traccia dello storico Bar Sport.
Ma ricominciamo daccapo e riannodiamo i fili di questa stramba storia. Siamo a Montelfo, frazione immaginaria dell’ultima opera di Stefano Benni, “Pane e Tempesta” (Feltrinelli). È un paese come tanti, in cui il bar è ancora un’istituzione: si beve e si gioca a carte, certo, ma è qui che gli aficionados si incontrano per prendere decisioni, perché il bar è il luogo più democratico che esiste, in cui il ricco, il povero, l’immigrato, il vecchio e la bambina, tutti sono chiamati a esprimere la loro opinione. Non ci sono limiti di età, né di reddito. Ognuno è ciò che è attraverso il suo soprannome: il Nonno Stregone, Piombino, Archivio, i fratelli Sgomberati, l’oste Trincone, nomi e personaggi dietro i quali c’è sempre una storia. Perché il bar è anche questo, è un luogo in cui si racconta e si racconta, fino a far diventare l’aneddoto leggenda. È il Bar Sport che si fa custode della memoria collettiva raccontandoci di sfide epiche tra cani, di santi che si giocano l’anima a ping-pong e di taglialegna folgorati dall’incontro con l’elettricità.
Nel suo ultimo libro, Benni ripropone le atmosfere e il circo di personaggi che avevano caratterizzato la sua opera d’esordio “Bar Sport”, diventato poi un classico della cosiddetta narrativa umoristica italiana. Tuttavia, proprio il suo umorismo e la sua particolare inclinazione nel caricaturizzare fino all’estremo alcune situazioni, appaiono esasperati, a tratti addirittura esasperanti! La sua comicità, a volte infantile, impedisce di godere fino in fondo della trama. I dialoghi superficializzano la storia e ci si perde nel groviglio di racconti senza più sapere se questi appartengano al passato o al presente. E il lettore rimane con un pugno di polvere in mano: che ne sarà, davvero, dell’ultimo bar, il Bar Sport?
“Pane e tempesta”, l’ultima avventura del Bar Sport raccontata da Benni
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