Che forma ha la memoria? Lei prende la forma che le pare secondo il momento, secondo il tempo, secondo chissà cosa, e i personaggi di questi nove bellissimi racconti contenuti ne “Il tempo invecchia in fretta” di Antonio Tabucchi (Feltrinelli), si trovano tutti a fare i conti con il tempo che è passato, quel tempo che non ritorna e che a volte può assumere, nella memoria, la forma di un rimpianto per ciò che non è stato detto o fatto. Altre volte, invece, il ricordo, oltre che una forma, può avere un sapore o un suono, in virtù di quel suo misterioso potere di riportare in vita cose e persone. Come una canzone appartenuta ad un altro tempo, una volta saputa e poi dimenticata, o un gioco fatto da bambini per ingannare il tempo nelle giornate di pioggia. Il tempo è il grande protagonista di questo libro, come di molta letteratura del ‘900. E in effetti, il libro di Tabucchi è gremito di immagini scioccanti. Sono le immagini del nostro tempo con cui la storia si trova a fare i conti. Come in una pellicola muta, vediamo scorrere le immagini delle macerie di Hiroshima, dell’esercito dell’Unione Sovietica, del muro di Berlino e del G8 del 2001 a Genova. Ma la grande storia, che ritroviamo in queste pagine, non è quella raccontata dai libri di scuola, è piuttosto quella filtrata dai ricordi di chi avrebbe potuto viverla. Sono storie che vale la pena di raccontare a interlocutori sconosciuti o improvvisati ma con il dono di sapere ascoltare, affinchè il tempo, che invecchia in fretta e ha la memoria labile, non le lasci cadere nel dimenticatoio. E così, un ex militare si ritrova a discutere di guerra e di ideali con una bambina, sulla spiaggia che fu teatro della sua missione “bellica - di pace”. Ma l’azione del tempo sugli eventi è quella di cambiare la prospettiva con cui li giudichiamo: per questo, un generale dell’esercito ungherese degradato con l’avvento del comunismo, si ritrova reintegrato con tutti gli onori e solo allora trova il coraggio di incontrare colui che ha cambiato la sua storia. I ricordi rappresentano però anche l’occasione di fare bilanci, di fare il punto della propria esistenza e, inaspettatamente, come nel primo di questi racconti, ci si accorge con rimpianto di aver perso l’occasione di avere un figlio al quale raccontare la propria storia. Ma l’essenza stessa di questo tempo che avanza inesorabilmente, è contenuta in queste pagine: il tempo invecchia al pari della nostra esistenza ma non muore quasi mai, finchè un racconto lo tiene in vita.
La memoria e le sue forme
Antonio Tabucchi ci racconta
come “Il tempo invecchia in fretta”
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