Il Reggimento Carignano ha scritto una pagina di storia molto cara ai Franco-Canadesi. L’invio nella Nouvelle France, nel 1665, da parte di Luigi XIV, del “Régiment de Carignan” contro le incursioni degli Irochesi è un avvenimento importante sul piano storico. Ed è edificante sul piano morale poiché, con l’invio di questi combattenti, la Francia svolgeva un ruolo prezioso di protettrice dei propri figli, si comportava insomma da vera madrepatria. In seguito invece, li abbandonerà alla mercè degli Inglesi...
Ad operazioni militari ultimate, molti soldati del Reggimento decideranno di restare nella nuova terra, formando famiglia e aumentando così il numero dei “pure laine”. È comprensibile quindi lo sguardo d’amore che ancora oggi i Quebecchesi, che si vedono come le eterne vittime dei tradimenti e delle ingiustizie altrui, rivolgono a una delle loro rare pagine di storia non intrise di lacrime.
Qualche anno fa, lo studioso Bruno Villata, piemontese trapiantato a Montréal, ha sostenuto in un saggio che il Reggimento Carignano era composto in gran parte da savoiardo-piemontesi. @: È stato un sasso nella piccionaia. Molti hanno considerato una tale ipotesi “troublante”. Nessuno aveva mai messo in dubbio l’identità francese “pure laine” degli uomini del valoroso contingente. L’idea che nelle vene di molti di loro scorresse sangue piemontese, quindi in definitiva “italien”, era puro anatema per molti. Ma la tesi di questo docente universitario, persona serissima, profondo conoscitore del mondo piemontese, e francofilo senza macchia, era corroborata da argomenti storici e linguistici non da poco. Tra l’altro: la realtà geografica e storica della Savoia e di Carignano; l’identità del fondatore del Reggimento: il principe Tommaso Francesco di Savoia; i fregi indiani della facciata del palazzo Carignano di Torino attestanti le gesta del Reggimento nella Nouvelle France... Villata ci ricordava anche che, in quell’epoca lontana, le frontiere politiche tra il mondo piemontese e il mondo francese non erano quelle di oggi, e che tra i due mondi è sempre esistita una grande vicinanza culturale e linguistica.
Sottolineo l’aspetto linguistico perché questo studioso, autorità mondiale per tutto ciò che attiene alla lingua piemontese, ha apportato una serie di argomenti molto convincenti circa la lista dei nomi dei soldati del reggimento e la maniera d’interpretarla.
In questo libro, Villata ci propone, con qualche aggiunta, gli argomenti già presentati in quel suo saggio.
Ma la storia del Reggimento s’inserisce nel quadro più ampio della presenza dei Piemontesi nel Québec, tema che l’autore tratta con perizia, e con uno stile agile e preciso, nella seconda parte del libro, dove dà il dovuto rilievo anche alla “Famija Piemôntèisa” di Montréal. Dopo tutto, questo docente universitario rigoroso, serio, pacato, autore di innumerevoli saggi, e avverso alle luci della ribalta, è un esponente molto rappresentativo della “Famija”, anch’essa “piemontese” a pieno titolo come lui, ossia operosa, tenace, dinamica, e nel contempo schiva e modesta.
