Il recente episodio di cronaca di cui è stato protagonista Dominique Strauss-Kahn (nella foto), accusato - a ragione o a torto, questo non so - di essersi comportato da predatore sessuale, ha rischiato di rafforzare certi ingiusti pregiudizi nei confronti del gruppo etnico-religioso cui Strauss Kahn si collega. Ma ciò non è avvenuto. Fortunatamente. Il merito del mancato collegamento è forse da attribuire alla norma "Omnia munda mundis", di cui beneficiano certi gruppi. Ma di cui non beneficiamo certamente noi italiani...Paradossalmente però questo episodio ha prodotto una sorprendente generalizzazione su base "etnica": il caricaturista del National Post, Gary Clement, ha voluto collegare il lurido episodio, nientedimeno, a Berlusconi, ossia a chi, come primo ministro, rappresenta tutto un Paese. L'evidente intento, "not very kosher", del caricaturista di "italianizzare" lo sconcio episodio può apparire lecito e addirittura lodevole solo se si adotta il punto di vista del gruppo cui sia Strauss Kahn sia Gary Clement sia il National Post si collegano. Il punto di vista, insomma, di coloro che sanno di contare incommensurabilmente più di noi. E in che modo Gary Clement, molto clemente in verità con i suoi, ha voluto attribuire a Strauss-Kahn una cittadinanza onoraria italiana? Attraverso una vignetta caricaturale, fatta di due scenette. Nella prima l'avvocato dice a Strauss Kahn, detenuto in una cella di sicurezza: "La sua condotta la squalifica dall'essere Presidente della Francia." Nella seconda, l'avvocato aggiunge: "Però la rende degno di essere il primo ministro d'Italia." La vignetta di Clement è stata riprese anche dal New York Times, quotidiano diffusissimo. Stuoli di lettori hanno potuto così scompisciarsi dalle risa.Ha osservato molto a proposito l'italo-americano Don Fiore: "Riflettiamo. Piuttosto che 'Primo ministro italiano', 'presidente d'Israele' non sarebbe stata una battuta piu' appropriata?... (wouldn't 'President of Israel' have packed far more factual punch?...) dal momento che nessun primo ministro italiano è stato incolpato di stupro. L'ex presidente israeliano Moshe Katsav, invece, è stato trovato dal sistema giudiziario israeliano colpevole di stupro." A questa pungente ma pertinente osservazione di Don Fiore - impegnato nel titanico sforzo di respingere il fango che cinema e televisione e altri mass media riversano da anni, con impunità, sul nostro gruppo (che si pensi all'infame serie Soprano, sorta di manuale razzistico di antropologia criminale) - io oso aggiungere quanto segue. Dominique Strauss-Kahn non potrebbe ambire ad entrare nel parlamento italiano perché - a parte ogni altra considerazione - non ha la cittadinanza italiana. Egli avrebbe invece tutti i titoli, religiosi e anagrafici, per entrare nel Knesset. E ciò oltre che per il precedente di Moshe Katsav, anche in virtù della legge del ritorno (in inglese: Right of aliyah). Sicché sul cammino verso questa per lui confacente carriera politica, Strauss Kahn non troverebbe impedimenti di sorta...Ma perché questo fetente colpo basso a noi italiani, che con Dominique Strauss-Kahn non c'entriamo un bel niente? Il cercare di spiegarlo rischierebbe di condurmi su un terreno scivoloso da cui, non essendo io posseduto da "cupio dissolvi", preferisco tenermi lontano...
