Un lettore è in disaccordo

Claudio
Claudio Antonelli
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In un articolo precedente avevo espresso dubbi sulla formula che molti partecipanti al Forum Italians del "C. della S." propongono per risolvere i problemi italiani. Il metodo da loro suggerito è un semplice "copia e incolla". Tale metodo consisterebbe nell'adottare la maniera in cui gli altri popoli hanno risolto i problemi simili ai nostri. Sì, d'accordo - avevo obiettato in questo mio articolo - ma occorrerebbe anche fare in modo, contemporaneamente, che nel Belpaese il singolo cambi mentalità e comportamenti, se vogliamo che questi ipotetici metodi importati dal mitico “Estero” funzionino a casa nostra. Occorrerebbe, insomma, che mutino certi tratti fondamentali del carattere nazionale: gli italiani dovrebbero abbandonare il narcisismo, il protagonismo, l'eccessiva furbizia, il “familismo” ad oltranza, la faziosità, la rissosità, il cinismo accoppiato al gusto per le chiacchiere e la predica moralizzatrice, e via enumerando...  E dotarsi, invece, di sentimento nazionale e senso civico. Ma sarebbero disposti gli italiani a cambiare carattere?"

Al che un lettore, firmatosi "mandi", ha replicato dal Friuli:

"Caro Claudio, bella la sua lettera, ne condivido i princìpi. Però... c'è un però. Non serve essere secessionisti per vedere che l’Italia è abitata da variegatissime sottospecie di "italiani"; mi infastidisco sempre quando sento dire 'gli inglesi sono così...', 'gli americani (americani??? statunitensi, casomai) sono colà...'; ma quando sento usare accomunare tutti gli abitanti di questa penisola sotto le stesse caratteristiche, la mia miopia esagera: non ci vedo più. Le dirò di più, a costo di sembrare leghista, razzista, ecc.: trovo che  la gente che vive dalle mie parti abbia molte più somiglianze con la gente di Villach e di Capodistria che con la gente di Perdasdefogu (di cui adoro non solo il posto ma anche gli abitanti) o di Barletta (di cui, lo ammetto, conosco solo un paio di persone, quindi dal punto di  vista scientifico debbo sospendere la valutazione). Con simpatia."

“... noi, nella Penisola, non siamo esattamente tutti uguali”.

A mia volta ho risposto a questo lettore così: "Anch'io condivido il principio da lei espresso, ossia che noi, nella Penisola, non siamo esattamente tutti uguali. Con un però: però come ci somigliamo... E ci somigliamo anche e direi soprattutto sulla base di un atteggiamento così evidente anche in lei: la mancanza di un normale sentimento nazionale. Quel sentimento nazionale che hanno invece in dosi massicce sia a Capodistria (dove dovrà stare attento, se dovesse trattare con le autorità locali, a dire "Koper" e non "Capodistria") sia a Villach. Inoltre, non è sufficiente sentirsi simili a certi popoli oltre i nostri confini per essere considerati da loro in maniera speciale. Qui, in Canada, simpatizzanti della Lega, mondialisti, antitaliani e via di seguito, se proveniamo dalla Penisola siamo tutti considerati italiani dagli altri (con tutti i cliché balordi di cui facciamo quotidianamente le spese). Quindi lei vivendo a Villach, o a Toronto, o a Philadelphia scoprirà di essere, nonostante tutto, italiano per gli altri popoli. E forse lo scoprirà anche nel suo intimo, paragonandosi a coloro che aveva conosciuto fino allora solo da lontano, e che si riveleranno, nel fondo, assai diversi da lei. Non le farà certamente piacere, ma sarà così... Cordialmente da Montréal. Claudio Antonelli

 

Luogo Geografico: Villach, Canada, Toronto Philadelphia

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