Graffiti e tatuaggi: un nesso comune

Claudio
Claudio Antonelli
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Sulla falsariga dei muri delle città della penisola, che sono ricoperti di osceni graffiti, anche la pelle di tanti italiani, giovani e meno giovani, sempre più di frequente appare deturpata da indelebili, inutili tatuaggi. E che vi sia un innegabile nesso, un comune estro “artistico” da imbrattatele vandalici, tra questi due stupidi esercizi di tipo masturbatorio, appare chiaro prendendo atto delle analogie esistenti tra lo stile odierno dei graffiti e dei tatuaggi. La stragrande maggioranza dei graffiti non sono altro, infatti, che confuse brutture (atte a provocare in una persona normale un moto di disgusto). Lo stesso dicasi dei moderni tatuaggi: brutture anch'esse di notevoli dimensioni, sorta di cupi “affreschi” senza capo né coda: graffiti su pelle insomma.

Ma il vandalismo non si ferma qui. I vandali graffitari, che in Italia sono legioni - che si pensi a Roma, deturpata da un punto all'altro dai loro sgorbi osceni - sono chiamati nel Belpaese “writers”. E il termine abusivo e balordo di "writer" è un'altra stupida violenza, contro la lingua italiana; oltre ad essere uno sberleffo nei confronti di quella inglese, poiché - tutti lo sappiamo - "writer" vuol dire semplicemente scrittore. 

È proprio vero che quando si è propensi al vandalismo, non si arretra di fronte a nulla: muri, pelle, lingua.

 

Calcio, soccer e football

 

Volendo essere solo un po' cattivi potremmo dire che il traduttore italiano (fatte salve le eccezioni) compie un'attività che va contro la sua intima natura di "protagonista-esibizionista". Tradurre vuol dire rimanere in ombra, farsi strumento altrui, seguire un metodo rigoroso di ricerca e verifica, dar prova di autodisciplina e modestia. A proposito di traduzioni approssimative vi propongo questa perla di una grande protagonista della traduzione: Fernanda Pivano, da poco scomparsa, acclamata all'unanimità, anche per i suoi meriti politici. Qual è questa perla? Nella sua traduzione del romanzo "The Great Gatsby" di F. Scott Fitzgerald, il football americano diventa, molto creativamente, lo sport del "calcio". Errore non da poco. Il noto campione di football celebrato dalle folle americane diventa, infatti, nella traduzione della Pivano, un giocatore di "calcio" (ossia di "soccer", sport allora pochissimo diffuso in America). Scott Fitzgerald: "Her husband, among various physical accomplishments, had been one of the most powerful ends that ever played football at New Haven—a national figure in a way"." La traduzione della Pivano: "Il marito di Daisy, tra le varie doti fisiche, aveva quella di essere una delle ali più potenti che mai avessero giocato al calcio a New Haven; era, per così dire, una figura nazionale". Ed ancora: "... but I felt that Tom would drift on forever seeking, a little wistfully, for the dramatic turbulence of some irrecoverable football game." Pivano: "...ma sapevo che Tom sarebbe rimasto eternamente in moto, alla nostalgica ricerca di qualche squadra di calcio, drammaticamente compromessa nel campionato e di cui potesse rialzare le sorti." E a proposito dell'ultima frase di Scott Fitzgerald, il traduttore italo-canadese Ercole Guidi ci propone più appropriatamente: "... ma sentivo che Tom avrebbe vagato per sempre inseguendo, un po' nostalgicamente, il trambusto eccitante di una partita di football che non sarebbe più stata."

 

 

Luogo Geografico: New Haven, America

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