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I Muri del pianto



Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 24 Novembre 2009
Pubblicato il 17 Giugno 2010
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Soggetti :
La Zona , Algeria

Il 9 novembre scorso Berlino è diventata per un giorno - il giorno del 20° anniversario della caduta del Muro - il centro del mondo, la città simbolo della fine della contrapposizione tra l’Est e l’Ovest, tra il comunismo e la democrazia, il simbolo della fine di tutte le divisioni. Le nostre orecchie sono ancora piene dei bei discorsi rievocativi dell’avvenimento: dal presidente Usa Obama alla cancelliera tedesca Merkel, fino a Berlusconi, tutti i politici della Terra hanno sottolineato lo storico evento esaltandone, giustamente, la portata democratica: «la caduta del Muro di Berlino - ha dichiarato ad esempio, il primo ministro italiano - segna non solo la fine del comunismo sovietico ma soprattutto la vittoria della libertà come bisogno insopprimibile dell'animo umano». E come non condividere queste nobili parole! Ma a ben vedere, e qui i politici attuali, così come quelli del recente passato, sembrano improvvisamente dimenticarsene, di Muri in giro per il mondo ce ne sono tanti e altrettanto “dolorosi” come quello di Berlino. Il nostro pianeta è pieno di Muri, di separazioni, di barriere costruite per dividere, per isolare, per tenere lontani, alla faccia dei bei discorsi e della fratellanza universale. Ce ne sono un paio, ad esempio, forse meno “attrenti e colorati” di quello di Berlino, ma altrettanto tristi e tetri. Nell’America che si erge costantemente a simbolo e a sentinella della democrazia esiste, al confine con il Messico, un Muro chiamato “messicano o di Tijuana”, una barriera di sicurezza che ha come obiettivo di impedire agli immigrati illegali, in particolar modo messicani e centroamericani, di oltrepassare il confine statunitense. 595 km di muro e 800 km di barriere per impedire il passaggio di automobili lungo un confine di oltre 3000 km. Dal 1998 al 2004, secondo i dati ufficiali, lungo tale confine sono morte in totale 1954 persone la cui colpa è stata solo quella di cercare una vita migliore! Un altro Muro poco conosciuto, per non parlare di quello molto più “popolare”

che divide Israele dalla Palestina (lungo circa 700 km), è quello, anzi, sono quelli di Ceuta e Melilla, barriere fisiche di separazione tra il Marocco e le città autonome spagnole di Ceuta (posta di fronte allo Stretto di Gibilterra) e Melilla (posta un po’ più verso l’Algeria, sempre sulla costa nordafricana del Mar Mediterraneo). Lo scopo di queste barriere di filo spinato costruite nel 1999 è quello di ostacolare e impedire l’immigrazione illegale e il contrabbando. Due barriere in due enclavi spagnole (dunque europee) in terra africana, costruite e finanziate dalla “democraticissima” Comunità Europea a suon di milioni di euro. Anche queste barriere hanno provocato morti. Quanti? I dati a questo proposito variano ma anche uno solo... è sempre uno di troppo! La Zona demilitarizzata coreana (238 km), una zona “cuscinetto” tra Corea del Nord (comunista) e Corea del Sud (democratica); i Muri e i Muretti di Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord sconquassata dalla “guerra” fra protestanti e cattolici; il nuovo Muro di Rio de Janeiro che intende circondare 11 quartieri poveri della metropoli brasiliana per cercare di contenere l’estensione delle bidonville e il disboscamento delle colline, ma che in realtà sevirà per “controllare” l’azione dei narcotrafficanti che si nascondono nelle favelas. Altro che cadute di storiche divisioni! Il Muro è di moda. Lo è sempre stato e sempre lo sarà. Per uno che ne cade se ne innalzano subito altri dieci, con buona pace della fratellanza universale. Che pianto, quei Muri!

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