Una delle immagini che rimarranno più impresse di questo tribolato 2009 che sta per concludersi è il volto insanguinato e atterrito del primo ministro italiano Berlusconi vittima, il 13 dicembre scorso, di un’aggressione che, per quanto incredibile possa essere, è stata perpetrata con un souvenir, un oggetto ricordo che raffigura il Duomo di Milano. La riproduzione di una chiesa, di un luogo di culto e di preghiera che nelle mani di uno squilibrato, si è trasformata paradossalmente in uno strumento di offesa, di violenza. La simbologia lascia spazio oltre che ad una doverosa solidarietà nei confronti della vittima, che dovrebbe prescindere da ogni fede politica, alla riflessione, soprattutto in questo periodo di feste natalizie. La prima domanda, che si trascina altre domande, è: abbiamo smarrito il senso della misura? Abbiamo smarrito il rispetto nei confronti del prossimo? Perché in Italia, ma anche fuori dell’Italia, si fa a chi grida di più? A chi la “spara” sempre più grossa? A chi alza sempre e comunque la voce? Questo è forse è diventato il solo modo per farsi intendere? Per farsi capire? Continuano a cadere nel vuoto i richiami, le esortazioni del presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano ad “abbassare i toni” di un confronto politico che ormai, nel nostro (ex) Bel Paese ha raggiunto limiti indecorosi. L’Italia sembra diventata una Repubblica fondata (invece che sul lavoro, come recita la costituzione e come dovrebbe essere) sull’insulto sistematico. Tutti insultano tutti, a 360 gradi, a qualunque fede politica appartengano a cominciare proprio da colui che dovrebbe dare l’esempio, il primo ministro, che più di una volta ha dimostrato forte “insofferenza” verso le istituzioni (vedi, ad esempio, le decisioni della Corte costituzionale sul cosiddetto “Lodo Alfano”) scagliandosi sistematicamente contro giudici, magistratura, sinistra, e via dicendo, per finire all’opposizione con l’ex giudice Antonio Di Pietro, che ha perso un’occasione per tacere quando ha detto che il gesto dello squilibrato che ha ferito Berlusconi è stato, in sostanza, la conseguenza dei comportamenti del Primo ministro. L’Italia è sull’orlo di una crisi di nervi? Gli italiani sono sull’orlo di una crisi di nervi? E se lo sono, perché? Che gli italiani amino discutere, parlare, esprimere le proprie opinioni, farsi sentire, argomentare, è cosa risaputa, così come è cosa risaputa una certa insofferenza generale alle regole; si cerca, sempre e comunque di aggirarle, mai o quasi mai di rispettarle. Rispettarle, anzi viene considerato spesso come un simbolo di debolezza e, per dirla ancora più francamente, di “coglionaggine” (scusate l’espressione un po’ volgare ma quanto mai calzante) e quando l’esempio viene dall’alto, ci sentiamo ancora più autorizzati a fare lo slalom tra le regole tanto ... lo fanno tutti! Prostitute e travestiti diventano protagonisti della scena politica, impossessandosene; il risultato qual è? Che un politico viene ricordato più per le sue “attività” extra politiche che per quelle politiche. L’ex governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo verrà ricordato più per essere andato a letto con un travestito piuttosto che per aver fatto progredire (politicamente) Roma e la sua regione. È tempo, allora, veramente di “abbassare i toni”, di spegnerli anche, se questo è necessario, di fare un esame di coscienza e di capire che certe regole devono essere rispettate da tutti. Ritorniamo ad essere “normali” nel vero senso della parola, ritorniamo a seguire le norme, quelle stesse che abbiamo stabilito noi stessi e che troppo spesso dimentichiamo (o facciamo finta di dimentricare) che esistono.
L’elogio della normalità
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