C’era una volta l’emigrante. Quello con la valigia di cartone e famiglia al seguito, che si imbarcava “per terre assai lontane”. Oggi gli italiani emigrano sempre meno” in terre assai lontane” e se lo fanno, lo fanno con la laurea in tasca e senza la valigia di cartone, quella l’hanno lasciata a chi ha preso o sta prendendo il loro posto nel Bel Paese. E costoro, in realtà, sono sempre di più. Infatti, secondo i dati dell’Istat (l’Istituto italiano di statistica, www.istat.it) gli stranieri residenti in Italia al 1 gennaio 2009 sono quattro milioni, ovvero il 6,5% della popolazione italiana. Di questi 4 milioni la metà circa possiede un titolo di studio fino alla licenza media, il 38,4% un diploma di scuola superiore e il 10,5% una laurea. Ma in Italia continua ad esserci molta diffidenza nei confronti degli stranieri, di quanti emigrano nella nostra Penisola in cerca di una vita migliore. Perché? Spesso gli immigrati sono accusati di portar via il lavoro agli italiani o di alimentare la criminalità. Gli italiani sembrano avere, per certi versi, la memoria corta, dimenticando che in giro per il mondo ci sono circa 4 milioni di connazionali residenti all’estero (esatttamente - che coincidenza - lo stesso nmero degli stranieri residenti attualmente in Italia) per non parlare delle decine di milioni di persone d’origine italiana sparse nei quattro angoli del mondo. È ancora recente l’eco dei disordini scoppiati in Calabria, a Rosarno, tra immigrati d’origine africana, popolazione locale e polizia, segno di una tensione tra le varie “anime” presenti sul territorio che non non sono ancora riuscite ad integrate. In diverse zone agricole del sud dell’Italia vi sono migliaia di lavoratori stagionali africani o di altre etnie che, a seconda dei periodi dell’anno, raccolgono pomodori, mandarini, arance, frutta varia e quant’altro, e che vivono in condizioni disumane, svolgendo un lavoro prezioso che ormai ben pochi giovani “autoctoni” accettano di fare. E mentre questo succede quegli stessi giovani “autoctoni” sono magari emigrati nel Nord dell’Italia o altrove, intenti a svolgere un lavoro che altri non vogliono fare. Secondo i dati del Rapporto Italia 2010 dell’Eurispes (Istituto di studi economici, politici e sociali, www.eurispes.it), quasi la metà degli italiani (46,1%) ritiene che un atteggiamento di diffidenza nei confronti degli immigrati sia giustificabile; il 64,7% ritiene che gli immigrati aumentino la criminalità; il 35,6% ritiene che gli immigrati aumentino il rischio di malattie e il 29,9% pensa che essi minaccino la nostra identità. Quasi un italiano su quattro (24,8%) pensa che gli immigrati tolgono il lavoro agli italiani. Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: per il 60% degli italiani intervistati gli immigrati contribuiscono alla crescita economica del Paese e per il 59,1% gli stranieri permettono un arricchimento culturale. In effetti, a pensarci bene, diventa come il discorso del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, dipende da quale punto di vista si vuole vedere una cosa. Perché non considerare il fatto che l’immigrazione possa costituire una ricchezza e un’oportunità di “crescita” anche per l’Italia, così come lo è stato per il Canada (e noi ne sappiamo qualcosa) per l’Australia o per tanti altri Paesi? Senza le migliaia di lavoratori stagionali africani o asiatici, chi li raccoglierebbe i pomodori? Senza le migliaia di badanti straniere chi si occuperebbe degli anziani? Sono solo alcuni esempi ma che possono farci riflettere sull’importanza del fenomeno migratorio in Italia e senza dimenticare che anche noi avevamo la la valigia di cartone!
La valigia di cartone
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