Nel “Punto e a capo” del 7 luglio 2009, a proposito del trasferimento voluto dal governo italiano del Vertice G8 dall’isola della Maddalena, in Sardegna, all’Aquila, città colpita dal terremoto, scrivemmo della “migrazione delle tartarughe”. Come logo di quel Vertice era stata scelta, lo ricordiamo, proprio l’immagine di una tartaruga che si intrecciava con la sagoma di un mappamondo stilizzato. «Le tartarughe sono animali longevi – riportava il sito ufficiale del Vertice – che invitano la politica alla fiducia della saggezza; animali che simboleggiano, con la loro danza, l’energia, la grazia, la sintonia, la condivisione». Già, condivisione di che cosa? Di favori? L’energia di che cosa? Degli intrallazzi? La sintonia di che altro? Della corruzione? A quanto pare sembra proprio di sì, almeno stando a quanto emerge dall’inchiesta giudiziaria in corso relativa a presunte irregolarità negli appalti per il G8 e che vede coinvolti il Capo della Protezione civile Guido Bertolaso, l’imprenditore romano Diego Anemone, il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, responsabile dei lavori alla Maddalena, il suo successore Fabio De Santis e l'ingegner Mauro Della Giovampaola, anche lui con un ruolo di primo piano per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione del sito dell’isoletta sarda. L’inchiesta farà il suo corso e stabilirà se questi signori si sono spartiti intrallazzi, appalti, favoritismi e via dicendo, in barba alle “tartarughe” che, ignare di quanto succede, continuano, invano, ad invitare la politica alla fiducia della saggezza. Per ospitare il G8 nell’isola sarda sono stati spesi in meno di un anno, riferiscono i principali organi d’informazione italiani, fondi pubblici per 327 milioni di euro. Tale somma è stata in gran parte utilizzata per ristrutturare l'ex Arsenale militare abbandonato da decenni e ridotto a discarica di amianto e idrocarburi. Gli interventi realizzati sono stati più volte oggetto di polemiche, ma sono stati difesi da Bertolaso poco prima che scoppiasse la “bufera” giudiziaria: «Le strutture nate per ospitare i Grandi - aveva spiegato - saranno l'occasione per il rilancio turistico, economico e anche occupazionale non solo della Maddalena, ma dell'intera Gallura. Alla Maddalena è stata fatta innanzitutto la più grande bonifica di sempre, che ha permesso di trasformare un luogo che era “una fogna” in qualcosa che sarà occasione di vanto per l'isola. Dall'area dell'ex Arsenale sono state raccolte 62mila tonnellate di rifiuti e il 21% di quanto è stato portato via era composto da amianto, idrocarburi e metalli. Ed è stato realizzato un porto in grado di ospitare 600 imbarcazioni». In altre parole, al di là degli eventuali intrallazzi, se non ci fosse stata l’occasione poi mancata del Vertice G8, la Maddalena avrebbe continuato ad essere ... una fogna! Ora non lo è più, grazie alle opere realizzate: un enorme centro congressi con spazi espositivi e commerciali, e un mega albergo di lusso nell’area dell’ex Ospedale militare, oltre al suddetto porto e a varie altre infrastrutture. Solo che tutte queste opere, ancora prima di essere terminate ed eventualmente utilizzate, sono state abbandonate e versano ora, nella migliore delle ipotesi, in uno stato di “limbo”. Dunque, riannodando il filo del discorso, la zona della Maddalena che era stata prescelta per ospitare il G8 è stata “salvata” dalla sua sorte di fogna a cielo aperto per essere subito dopo abbandonata, senza aver nemmeno sentito “l’odore” del G8, con il rischio di (ri)diventare se non una fogna, un’altra cattedrale nel deserto. Così vanno certe cose in Italia!
Il ritorno delle tartarughe
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