Neanche il tempo di metabolizzare la vicenda dei presunti appalti illeciti per il G8 alla Maddalena e per le grandi opere, in cui sono stati coinvolti i vertici della Protezione civile italiana, che dal Bel Paese rimbalza l’ennesima notizia di cronaca giudiziaria, quella relativa alla megatruffa da due miliardi di euro organizzata da due grandi società di telecomunicazioni la “Fastweb” e la “Telecom Sparkle” (appartenente a Telecom Italia). Per questa vicenda sono finiti “al gabbio” una cinquantina di persone, tra manager, imprenditori, servitori dello stato, ed altre “personalità” sono indagate tra cui, ad esempio, il senatore Nicola Di Girolamo, uno dei 18 parlamentari italiani all’estero (12 deputati e 6 senatori), eletto nelle file del Pdl per la circoscrizione Europa. Tra le due vicende giudiziarie c’è un filo (del telefono) comune, quello delle intercettazioni telefoniche, strumento di indagine che sta diventando, forse, un po’ troppo di moda. Diversi personaggi protagonisti di queste due vicende, sono stati “incastrati” proprio grazie all’uso (spregiudicato) di questo sistema che rischia, se non strettamente regolato, di non distinguere più la sfera dell’attività pubblica da quella dell’attività privata di una persona. Su questo argomento si è scagliato con la solita foga che lo contraddistingue anche il presidente del consiglio Berlusconi che ha definito le intereccettazioni telefoniche che finiscono poi per essere pubblicate dai giornali «... solo secchiate di fango; sono un sistema barbaro, nessun reato emerge con certezza. Viviamo oggi in uno Stato di polizia». Se il telefono è il filo comune delle vicende, il fango è il “cemento” che le unisce. Fateci caso, il fango, ultimamente è diventato molto di moda. Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso che, in quanto tale, di fango se ne intende, ha detto, a proposito della vicenda che lo vede coinvolto «Su di me solo fango». Berlusconi, come abbiamo appena detto, parla di «secchiate di fango». Eppure c’è fango e fango, c’è la poltiglia causata dal mescolamento della terra con l’acqua, che rende tutto appiccicoso, melmoso, sporco, come certa politica italiana fatta di intrallazzi, di ricatti, di favoritismi, di sottobosco e di pratiche poco ortodosse, e il fango termale, impasto di melma e acque con particolari proprietà medicamentose che fa bene al corpo e alla pelle, che rigenera e purifica. Ci piacerebbe che tutti, o quasi, i protagonisti della vita politica italiana facessero, ad un certo punto della loro carriera, un bel “bagno di fango termale”, una fangoterapia, per purificarsi dalle scorie e dalle cancrene del sistema in cui vivono e spesso prosperano, e per rigenerarsi, magari al servizio del cittadino o di chi lo ha eletto, invece che al servizio di sé stessi e del proprio gruppo di amici o interessi. Allora sì che le secchiate di fango servirebbero a qualcosa.
Ciao VancouverLe Olimpiadi invernali di Vancouver saranno ricordate, a mio avviso, non tanto per gli “exploit” sportivi o per l’ottimo bottino di medaglie del Canada (o il pessimo dell’Italia) ma per motivi di cronaca ... nera! La morte dello slittinista georgiano di 21 anni Nodar Kumaritashvili, schiantatosi contro un pilone a 140 km/h durante le prove della sua disciplina, ancora prima che le Olimpiadi cominciassero, e il coraggio della pattinatrice quebecchese Joannie Rochette che partecipando lo stesso alla competizione nonostante la scomparsa della madre, ha toccato il cuore di una nazione intera. Se per il secondo caso si può parlare di fatalità, per il primo si può forse parlare di pericolosità eccessiva. Fino a che punto vale la pena lanciarsi a quelle velocità su di uno slittino o sugli sci, pur con tutte le misure di sicurezza del caso, anche se la “pena” in questione è la gloria olimpica?

