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Canada 2031



Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 16 Marzo 2010
Pubblicato il 17 Giugno 2010
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Soggetti :
Canada , Italia , Europa

In Canada come in Italia o nel resto d’Europa è di grande d’attualità il dibattito sull’emigrazione, sul multiculturalismo, sulla diversità etnica, sugli “accomodamenti” più o meno ragionevoli che si impongono per non toccare la suscettibilità (religiosa) di questa o quella comunità che vive all’interno di una società. Comunità che diventano sempre più numerose, come lo è stato per la comunità italiana in Canada, e che contribuiscono a ridisegnare, in maniera diversa, il profilo di un Paese. Infatti, secondo alcune recenti statistiche, pubblicate da Statistique Canada, il “volto” del Canada sta cambiando e cambierà inevitabilmente nel giro di 20 anni. «La diversità della popolazione del Canada, che attualmente conta quasi 34 milioni di abitanti, - si legge nello studio di S.C. (www.statcan.gc.ca) - continuerà ad aumentare in modo significativo nei prossimi due decenni, particolarmente in seno a certe aree metropolitane (Toronto, Vancouver, Montreal)». Nel 2031, tra il 25 e il 28% della popolazione (circa dieci milioni di persone secondo le proiezioni dell’agenzia federale) potrebbe essere nata all’estero, allorché questa percentuale era del 20% nel 2006. Circa il 55% di questa popolazione dovrebbe essere nata in Asia e il 30% circa apparterrebbe ad una “minoranza visibile” (ovvero quelle persone altre che autoctone, che non sono di razza bianca o non hanno la pelle bianca). E, dato ancor più significativo, sempre nel 2031, circa la metà (46%) dei canadesi dai 15 anni in su sarebbe nata all’estero o avrebbe almeno uno dei genitori nato all’estero. Nel 2006, questa percentuale era del 39%. E, sempre secondo lo studio di Statistique Canada, nel 2031, il numero di persone appartenenti ad una religione altra che la cristiana, potrebbe quasi raddoppiare passando dall’8% del 2006 al 14% e di queste, circa la metà sarebbe di confessione mussulmana.

Da questi dati si evince, dunque, che il volto del Canada è destinato ad assumere tratti sempre più diversificati ed etnici e sarà necessario, per mantenere una certa “pax sociale”, tenere conto di tutti questi fattori a tal punto che, molto probabilmente, definizioni come “minoranze visibili” o “minoranze etniche”, non avranno più molto senso. Se nel 2031, il 63% della popolazione di Toronto (il 31% a Montreal) apparterrà ad una cosiddetta “minoranza visibile” risulta abbastanza evidente che non sarà più una minoranza ma una maggioranza.

Per tali motivi sono e saranno sempre più al centro dell’attenzione alcuni recenti (e delicati) fatti di cronaca a “sfondo etnico”, se così possiamo definirli, come la storia degli asili (garderie) sovvenzionati dallo stato che hanno una certa inclinazione a diffondere anche l’insegnamento religioso o come l’espulsione di giovane studentessa d’origine egiziana da un corso di francese per immigrati, tenuto in una scuola pubblica, perché si rifiutava di togliere il “niqab” (il velo integrale che lascia scoperti solo gli occhi). Cosa succederebbe se, in una scuola di Montreal o di qualunque altra città del Canada, un professore si trovasse davanti ad una classe con una ventina di studentesse tutte con il niqab? Come farebbe ad identificarle? Con il cartellino appuntato sul petto o appeso al collo? Come potrebbe fare per capirne gli uomori? Per codificare intenzioni e atteggiamenti? Solo guardandole negli occhi? Ci sembra, francamente un po’ poco. Accomodare ragionevolmente non significa dover rinunciare ad imporre, quando è necessario, certe direttive, affinché tutti siano uguali davanti allo stato. Poi, a casa, ognuno è libero di indossare il niqab che vuole.

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