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L’anatra canadese



Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 13 Aprile 2010
Pubblicato il 17 Giugno 2010
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Soggetti :
Usa , Canada

L’ “anatra” sta scoppiando di salute. No, non mi riferisco alle condizioni di questo simpatico volatile acquatico molto diffuso anche nella nostra Provincia, ma all’ “huard” o “looney”, come viene familiarmente chiamato dai francofoni o dagli anglofoni il dollaro canadese. L’anatra, spinta in alto soprattutto dall’aumento dei prezzi del settore delle risorse naturali e dell’energia (petrolio in primo piano) ha raggiunto nei giorni scorsi la parità con il dollaro americano, segno di un vigore economico che si accompagna ad una (relativa) ripresa anche sul fronte Usa. Ma che l’anatra canadese sia più forte della moneta americana è un fatto positivo o un fatto negativo per i comuni mortali? I pareri sono discordi e le variabili che entrano in gioco e determinano le risposte sono tante. Numerosi economisti temono che un dollaro canadese troppo forte possa minare le fondamenta del settore manifatturiero locale. «La Banca del Canada – dicono – dovrebbe intervenire eccezionalmente per stabilizzare la situazione e proteggere questo settore dell’economia». Il costo più alto di certi prodotti canadesi potrebbe nuocere alle esportazioni nostrane; per contro, il consumatore canadese, data la parità, si aspetta una diminuzione dei prezzi dei prodotti importati. Ma il valore dei dollari (canadese e americano) non è che un fattore tra i tanti allorché si stabilisce il prezzo di un prodotto. «Il mercato del Canada – spiega un rappresentante del Consiglio canadese del commercio al dettaglio – è molto più piccolo di quello Usa e i dettaglianti canadesi lavorano su una quantità minore di merce, quindi hanno meno sconti dai fabricanti; la manodopera costa più cara, le tasse sulle importazioni anche e, in più, vi sono certe esigenze uniche sul bilinguismo nelle etichettature dei prodotti». Il risultato di tutto ciò è che i prezzi al dettaglio non scenderanno, almeno a breve termine. Inoltre, molti consumatori potrebbero essere tentati, data la parità, di andare a fare i loro acquisti direttamente negli Stati Uniti, cosa che potrebbe rappresentare una cattiva notizia per le imprese nostrane. Se per acquistare un bene di consumo me ne vado negli Usa sottraggo dollari destinati al mercato canadese. Dunque, sembra un po’ la storia della coperta troppo corta, se la si tira su, si scoprono i piedi. E niente è più esposto ai colpi di vento che il mercato economico, la borsa, la fluttuazione delle monete, tutto potrebbe cambiare da un giorno all’altro. Ne volete un esempio? Prendiamo il settore dei saloni funerari (chi vuole fare scongiuri è autorizzato a farli!). Un giornale economico ci informa che, incredibile ma vero, l’inverno mite che abbiamo avuto e la precedente estate troppo “bagnata” ha influito enormemente sull’andamento economico di questo settore. Come? È presto detto. Poiché l’inverno non è stato freddo, ci sono stati meno incidenti d’auto, meno decessi per crisi cardiache in seguito alla spalamento della neve, meno persone che si sono lasciate andare alla depressione invernale; e poiché l’estate non è stata caldissima, ci sono stati meno decessi legati al calore estremo che debilita soprattutto gli anziani. Ora, i periodi più “occupati” per i saloni funerari, dicono gli esperti, sono proprio gennaio-febbraio e luglio-agosto, ovvero i mesi di freddo e di caldo estremo. Morale della favola: il clima ha influito in maniera decisiva sul volume d’affari dell’industria del “caro estinto”, meno morti, meno incassi. Come si può constatare, le varibili, nel meraviglioso mondo economico sono tante e tali che fare previsioni è sempre un azzardo. In ogni caso, auguriamo all’anatra canadese di continuare a volare alto!

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