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Rumore, rumore...



Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 4 Maggio 2010
Pubblicato il 17 Giugno 2010
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Non so voi ma io trovo veramente sgradevole il fatto che mentre si sta comodamente seduti in poltrona davanti alla televisione, a seguire un programma interessante, improvvisamente irrompe la pubblicità ad un volume sensibilmente più alto del programma in questione. Perché? Che bisogno c’è di martellare in questo modo i nostri timpani già “offesi” da una quantità di rumori di ogni tipo? Viviamo in una società sempre più rumorosa, in tutti i sensi. In politica come nella vita di tutti giorni “vince” chi grida più forte, chi è più bravo ad “alzare i toni”, ad urlare le proprie idee piuttosto che a presentarle in maniera normale e pacata altrimenti sei considerato come uno che non ha grinta, che non sa imporsi, insomma uno sprovveduto. Il rumore eccessivo e spesso inutile, l’inquinamento sonoro sono una problematica che negli ultimi decenni, in ragione di un’industrializzazione sempre più spinta, ha assunto proporzioni considerevoli. Prendiamo, ad esempio, l’avvento sul mercato dei vari apparecchi portatili che hanno rivoluzionato il modo di ascoltare la musica che, grazie alla cuffie, entra direttamente, si può dire, nel cervello. Un giovane che ascolta la musica con il suo MP3 o con il suo Ipod al massimo del volume, può arrivare ad un livello superiore ai 120 dB (il decibel è l'unità di misura convenzionale con la quale in acustica si indica il livello di un fenomeno acustico). A 114 dB, ascoltare la musica solo per un minuto al giorno, significa già oltrepassare il limite di sicurezza. A questo livello d’intensità un’esposizione prolungata può causare una perdita uditiva immediata, grave e permanente. Inoltre, è stato misurato che dei giovani che ascoltano la loro musica in modo costante a dei livelli superiori agli 85 dB (considerato il livello oltre il quale si cominciano ad avere ripercussioni fisiche) rischiano di ritrovarsi, dieci anni più tardi, con un udito simile a quello di una persona di 75 anni. Da questa breve ma significativa analisi, proveniente dall’Ordine degli ortofonisti e audiologisti del Quebec (www.ooaq.qc.ca), che il 28 aprile scorso ha celebrato nelle scuole la “Giornata senza rumore”, si evince tutta l’importanza, soprattutto nei confronti delle nuove generazioni, di una sensibilizzazione sull’argomento “rumori inutili o troppo forti”, soprattutto alla luce del fatto che questo mese di maggio è stato proclamato “Mese dell’udito e della comunicazione” (http://www.caslpa.ca/francais/resources/maymonth.asp). Oltre ai rischi di sordità le ripercussioni sulla nostra salute sono numerose per ogni fascia d’età: mancanza di concentrazione al lavoro, disturbi del sonno, stanchezza diurna, stress, tensione, aumento della tensione arteriosa e dei rischi cardiaci. Ce n’è per tutti i gusti e basta solo un po’ di buona volonta per non danneggiare (spesso irreparabilmente) se stessi e gli altri.

Jeans e politica

Domenica 25 aprile, il governo quebecchese ha tenuto una seduta “straordinaria” del consiglio dei ministri. “Straordinaria” perché era di domenica? No. “Straordinaria” perché c’èra qualcosa di veramente importante da discutere per le sorti della “Belle Province?”. No; “straordinaria” perché il primo ministro Charest ha ordinato ai suoi colleghi di presentarsi in tenuta “décontractée”, in jeans. Vista il malumore della popolazione nei confronti del recente budget Bachand, il governo ha pensato di riunirsi di domenica, e in jeans, per cercare di capire cosa può fare per dare il buon esempio, soprattutto in fatto di tagli e di eliminazione delle spese (superflue). Risultato di questo “esercizio”? Niente di prticolare oltre alla promessa di tagliare qua e là “bonus” e spese amministrative. Beh, per farlo c’era bisogno di mettersi i jeans?

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