Chi avesse voluto un’ennesima prova che in Afghanistan è in corso una vera e propria guerra e non una missione di pace l’ha avuta la settimana scorsa quando, nel giro di qualche giorno, oltre a numerosi civili, diversi soldati della forza multinazionale ISAF (International Security Assistance Force, www.isaf.nato.int) sono morti, sotto i colpi dei talebani. Tra di essi, 5 americani, due italiani e un canadese, un colonnello, il primo con un grado così alto da quando è iniziata la missione nel 2002. Il colonnello Geoff Parker è (al momento in cui scriviamo) la 145ma vittima canadese in suolo afghano. Finora, il totale dei soldati della forza multinazionale periti in Afghanistan si aggira intorno ai 1000. Un tributo enorme per un paese che non trova (o non vuole trovare) pace, un tributo da guerra, non da missione di pace, con buona pace (scusate il gioco di parole) di politici e retori che continuano a sostenere la necessità di andare a morire da quelle parti per il bene supremo dell’umanità. Tra di essi il ministro della Difesa italiano Ignazio La Russa che ha anche affermato che a partire da giugno il contingente italiano in Afghanistan sarà ulteriormente rinforzato di 1000 unità per portare il totale a 4000 soldati. Attualmente in Afghanistan (i dati si riferiscono alla fine del 2009) sono presenti oltre 67.000 soldati ISAF, di cui la metà americani, provenienti da una quarantina di nazioni diverse. Quasi 3000 i soldati canadesi presenti. Il Canada, così come l’Italia e gli Stati Uniti stanno cominciando a prendere in considerazione una strategia di uscita dall’Afghanistan, evento che non sarà possibile prima di due-tre anni. Nel frattempo, quanti altri morti dovremo contare per cercare di stabilizzare un paese attraverso le logiche e gli interssi diversi di 40 nazioni riunite sotto la bandiera (ISAF) di una missione comune di pace? Viene da chiedersi se c’è veramente una volontà politica di portare o di stabilire una pace in quel martoriato paese. Senza una volontà politica la volontà militare serve solo a fare altri morti.
Che spreco!Viviamo in una società di consumi e di sprechi e, per quanto possa sembrare strano, il prodotto più “sprecato” al mondo è la carta igienica.
L'ultimo rapporto del Worldwatch Institute di Washington (www.worldwatch.org), pubblicato sul New Scientist, evidenzia che solo in Europa ogni giorno vengono utilizzati 60 milioni di rotoli di carta igienica. Considerando che in Europa vivono 800 milioni di abitanti circa ciò vorrebbe dire che ogni persona “utilizza”, potenzialmente, ben 13 rotoli! Naturalmente è un “calcolo” un po’ surreale ma che rispecchia abbastanza bene lo spreco in corso! Nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione sulla necessità di rispettare l'ambiente e riciclare le materie, dal rapporto emerge come lo spreco delle carta, di tutti i generi, sia ancora a livelli altissimi nei Paesi ricchi e nelle nazioni in via di sviluppo: solamente negli Usa, in questo decennio, saranno buttate più di 14,5 milioni di tonnellate di carta, proveniente tra uffici e giornali, pur essendo perfettamente riciclabili come carta igienica. Un americano, ci informa il W.I., consuma 57 fogli al giorno. Se si iniziassero dei reali programmi di riciclo, i risparmi potenziali sarebbero “enormi”: secondo gli studiosi si arriverebbe ad un 64% in meno di utilizzo d'energia, 50% in meno di acqua in meno che porterebbe ad un 74% in meno d'inquinamento atmosferico. In altre parole, pensateci bene prima di prendere appunti, di fare fotocopie, di produrre documenti cartacei o di andare al gabinetto, lo spreco è in agguato!
