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Remare contro



Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 8 Giugno 2010
Pubblicato il 17 Giugno 2010
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Soggetti :
Istat , Italia , Europa

Una delle tante caratteristiche dell’Italia e degli italiani è il “gusto” della polemica. Si fa polemica su tutto. Sullo sport come sullo spetacolo, per non parlare della politica. Anzi, possiamo dire che polemica fa rima con politica e la politica diventa spesso la “palestra” dove esercitarsi nel gioco incrociato delle polemiche tra maggioranza e opposizione, tra correnti dello stesso partito, tra fautori dell’unità e fautori (ad oltranza) del federalismo. L’ultima delle polemiche politiche (quando leggerete questo articolo chissà quante altre ne saranno nate) è stata quella relativa all’assenza di ministri e leader della Lega (tra cui il ministro dell’Interno Roberto Maroni) alle cerimonie ufficiali (parata militare compresa) del 2 giugno. La faccenda ha irritato, e non poco, anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano i cui messaggi, i cui inviti alla coesione nazionale e a lavorare tutti insieme per il bene comune, spesso cadono nel vuoto. Maroni era (invece che a Roma dove avrebbe dovuto essere in qualità di Ministro dell’Interno) a Varese dove al posto dell’inno di Mameli hanno intonato delle canzoni. Non è la prima volta che la Lega manifesta una certa insofferenza nei confronti dello Stato o delle istituzioni unitarie italiane, vedi, ad esempio, l’indifferenza con cui vengono accolte da Bossi e compagni le iniziative, in via di preparazione, relative ai 150 anni dell’unità d’Italia (nel 2011). Maroni avrà avuto i suoi motivi per non essere andato a Roma (come ha sottolineato Napolitano); quali ne siano questi motivi, non si può non pensare e non avere un certo disagio, un certo malessere nel constatare che chi è al governo rema contro certi ideali per i quali i “nostri padri” si sono battuti, rischiando la vita (come durante la Seconda guerra mondiale) e riportandola a casa (quelli che ci sono riusciti) solo per pura fortuna, in nome dell’Italia e della sua unità. Non solo i “nostri padri” ma anche i “loro figli” morti nelle varie missioni di pace (o di guerra) in giro per il mondo sempre, e in nome, dell’Italia. Tralascio poi il discorso relativo a quanti sono immigrati lasciando in Italia “cuore e lacrime”. Perché fare parte di un governo se non se ne condividono valori e posizioni? In questo caso le polemiche servono a poco; serve solo uscire da un equivoco e non tenere, come fa la Lega, il piede in due staffe, prendendo in ostaggio la maggioranza di governo che ha bisogno dei voti del partito di Bossi per andare avanti.

La disoccupazione

Dalle polemiche alla realtà. L’Istituto italiano di statistica (Istat) ci informa che il tasso di disoccupazione in Italia è sempre più alto raggiungendo, in aprile, l’8,9%, il risultato peggiore dal 2001. Il numero di persone in cerca di occupazione risulta pari a 2.200.000 unità. In Europa (magra consolazione) sta andando peggio. Nell’intera UE ha raggiunto il 10%; si tratta del livello più elevato dall’agosto del 1998. Dati che sono figli della crisi economica che sta vivendo il Vecchio Continente, crisi simboleggiata dalla discesa dell’euro che fino a pochi mesi fa sembrava aver preso il posto del dollaro americano dei tempi d’oro. Trovare lavoro, un lavoro serio, in Italia è sempre più difficile. I siti web dei giornali italiani sono pieni di storie di giovani alla penosa ricerca di un impiego stabile e dignitosamente retribuito. Non sarebbe il caso di offrire a questi giovani qualcosa di più concreto che le polemiche?

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