Nell’edizione del 30 giugno ricordammo la “strage di Ustica” e il fatto che, a 30 anni da questo avvenimento, ancora non si conoscono con certezza le cause che determinarano la caduta del DC-9 dell’Itavia e la morte di 81 persone. Era il 27 giugno del 1980 e nessuno, salvo quelle menti malate capaci di concepire una vigliaccheria simile, avrebbe mai pensato che poco più di un mese dopo, esattamente il 2 agosto, sarebbe stata scritta un’altra pagina “nerissima” della recente storia italiana. Mi riferisco alla “strage di Bologna”, quando una bomba squarciò la stazione del capoluogo emiliano. Alle ore 10:25, nella sala d'aspetto di 2ª classe della stazione, piena di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, esplose un ordigno contenuto in una valigia, causando il crollo dell'ala ovest dell'edificio. L'onda d'urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l'edificio. L'esplosione causò la morte di 85 persone ed il ferimento o la mutilazione di oltre 200. Dopo anni di indagini, arresti, scarcerazioni, depistaggi, attribuzioni fasulle di paternità dell’attentato, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini. Nel 2000 furono emesse nuove condanne per depistaggio. Per questo attentato furono tirati in ballo più o meno tutti: terrorismo nero, terrorismo internazionale, servizi segreti italiani, servizi segreti esteri, servizi segreti deviati, la CIA, il “Mossad”, perfino la “banda della Magliana” in un “crescendo” assurdo, in un balletto delirante di controinformazioni, in una cortina di fumo che aveva e ha il solo scopo, come per la “strage di Ustica”, di nascondere la verità. Gli eventuali mandanti non sono mai stati scoperti. In occasione della commemorazione dell’evento svoltasi a Bologna il 2 agosto scorso, il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha scritto: «La vita di inermi cittadini fu quel giorno spezzata dalla violenza di ciechi disegni terroristici ed eversivi. La definizione delle loro matrici così come la individuazione dei loro ispiratori hanno dato luogo a una tormentata vicenda di investigazioni e processi non ancora esaurita. La trasmissione della memoria di quel tragico fatto e di tutti quelli che in quegli anni hanno insanguinato l'Italia non costituisce solo un doveroso omaggio alle vittime di allora, ma impegna anche i magistrati e tutte le istituzioni a contribuire con ogni ulteriore possibile sforzo a colmare persistenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese a quel terribile episodio». Concordiamo pienamente con le parole di Napolitano ma se un presidente della Repubblica, 30 anni dopo, parla ancora di «persisenti lacune e ambiguità sulle trame e le complicità sottese ...» vuole dire che il nostro Paese è incapace di fare giustizia. Non solo è incapace, non vuole proprio farla: nel 2008 il tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso a Francesca Mambro, condannata all’ergastolo per questa strage, la libertà condizionale fino al 2013 quando, in assenza di altri reati, la pena sarà estinta. Dal mese di aprile 2009, dopo un periodo di semilibertà, Giuseppe Valerio Fioravanti, condannato anche lui all’ergastolo, è diventato un uomo libero. La sua pena è considerata estinta.
Gli eventuali mandanti della “strage di Bologna” non sono mai stati scoperti -
