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Santi e beati



Pubblicato il 2010-08-31 10:19:56
Pubblicato il 2010-08-31 10:19:56
 
Soggetti :
Macedonia , India

   «Non sapremo mai quanto bene solamente un semplice sorriso può fare». E l’azione di Gonxha Agnes Bojaxhiu per tutti, semplicemente, Madre Teresa, di cui in questi giorni è ricorso il centenario della sua nascita, cominciava proprio da lì, dal sorriso, dalla sua fede contagiosa e dal suo carattere schivo. La piccola suora originaria di Skopje, città, all’epoca, albanese ed oggi appartenente alla Macedonia, prese i voti a 18 anni e visse quasi tutta la sua vita in India, nella città di Calcutta. Diventò ben presto un simbolo universale di carità, dell’amore per i poveri, per i malati, per le persone sole a cui ha sempre dedicato il suo tempo e le sue energie. Fondò, nel 1950, la congregazione religiosa delle Missionarie della Carità la cui missione era quella di prendersi cura dei "più poveri dei poveri". Stabilì come divisa un semplice sari bianco a strisce azzurre, che a quanto pare scelse perché era il più economico fra quelli in vendita in un piccolo negozio. Le Missionarie della Carità tutt’oggi vivono in modo semplice, non usano lavatrici e cellulari, non guardano la televisione, non leggono giornali e comunicano tra di loro per posta o fax. Si muovono grazie al servizio pubblico e, unica concessione alla modernità, hanno un sito web (www.motherteresa.org). Madre Teresa, nel 1979, fu insignita del premio Nobel per la Pace, un “onere” più che un onore, per questa religiosa lontana anni luce dal clamore dei media che amava dire che i poveri non sono solo coloro che non possiedono ricchezze ma anche coloro che non ricevono amore e fra le persone ricche molte vivono lontane dall’amore. Nel 2003 Papa Giovanni Paolo II la proclamò Beata; per molti (ma non per tutti visto che c’è chi ha messo in dubbio i suoi metodi un po’ troppo sbrigativi di gestione delle donazioni e i suoi rapporti con personaggi di dubbio spessore politico), la suora d’origine albanese invece è già santa.

Madre Teresa, nel 1979, fu insignita del premio Nobel per la Pace -

Chi, invece, non può certo definirsi un “santo” ma un “beato” (e vedremo poi perché) è Felice Maniero, un nome che a molti non dirà niente ma che è stato, per una ventina d’anni, uno dei più feroci criminali della storia italiana.

Nato nel 1954 in provincia di Venezia, Felice ha scalato in fretta tutti i gradini del crimine diventando il boss della cosiddetta “Mala del Brenta”. Soprannominato "Faccia d'Angelo", è stato la mente e in molti casi anche il “braccio” di feroci rapine, sanguinosi assalti a portavalori, colpi in banche e in uffici postali che seminarono terrore e lutti in tutto il Nord-Est italiano. Spaccone, spavaldo, sbruffono, violento, amante del lusso sfrenato e delle belle donne, collezionò diversi arresti e diverse clamorose evasioni. Fu catturato definitivamente nel 1994, accusato di almeno sette omicidi, di traffico di armi e droga, associazione mafiosa e condannato a 33 anni di carcere. L’anno dopo, si pentì e cominciò a collaborare con la giustizia. Le sue confessioni permisero alle forze dell’ordine di smantellare la feroce banda del Brenta. In cambio ricevette la protezione dello Stato e uno sconto sulla pena. Grazie al programma di protezione dei pentiti Maniero ha cambiato nome ed ha usufruito di altre agevolazioni tra cui quella di riciclarsi come imprenditore, attività alla quale si sta dedicando ora che, avendo finito di scontare la pena, è diventato, dal 23 agosto scorso, un uomo libero a tutti gli effetti. Perdonare è uno dei principi della religione cattolica, ne converrebbe anche Madre Teresa. Ma fino a che punto qualcuno che ha commesso 7 omicidi, oltre a tutta una serie di altri reati gravi, può essere perdonato? Dalla giustizia, forse, non certo dalle coscienze. E intanto, “Faccia d’angelo”, da una settimana, se la ride ...beato!

 

 

 

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