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Pensiero profondo



Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 7 Settembre 2010
Pubblicato il 7 Settembre 2010
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Secondo una recente indagine Audiweb, organismo che fornisce informazioni sulla fruizione dei mezzi operanti su internet e sui sistemi online (www.audiweb.it), gli italiani che nel mese di luglio hanno navigato sul web sono 23,8 milioni, il 9,9% in più rispetto allo stesso mese del 2009. Il 43,6% della popolazione italiana al di sopra dei due anni accede a internet almeno una volta al mese. In un giorno medio, riporta lo studio, gli utenti attivi sono quasi 11 milioni e navigano mediamente per quasi un’ora e mezza al giorno consultando 166 pagine. Che sia da casa, in ufficio o altrove, gli italiani si connettono alla rete soprattutto nei giorni lavorativi e, in particolare, il lunedì, mentre l’accesso a internet cala nel fine settimana. Cambiamo “schermata” e passiamo al Quebec. Qui le cose stanno, o meglio, sono, ancora più connesse. Secondo i dati riportati da NETendences, uno studio specifico in materia di utilizzazione dell’internet sul territorio quebecchese, patrocinato dal Centro francofono d’informatizzazione e organizzazione “CEFRIO” (www.cefrio.qc.ca), nel giugno 2010 il 76% degli adulti quebecchesi ha utilizzato internet almeno una volta a settimana. Nel giugno del 2009 la percentuale era di 74,1%. Si è registrato, dunque, un aumento del 3%. Nel 2010, tre quarti degli adulti quebecchesi possiede un computer a casa. E i quebecchesi sono ben attrezzati in fatto di gadget elettronici: l’83,8% ha un lettore DVD. Il 72,4% possiede una macchina fotografica elettronica; il 49,1% naviga su internet senza filo; il 43% ha una “console” per i giochi video e il 42,5% una tv ad alta definizione. Da questi dati risulta sempre più evidente il ricorso massiccio, da una parte o dall’altra dell’Oceano, alle tecnologie elettroniche. Provate a togliere ad un adolescente il cellulare, la connessione internet, l’iPod, i giochi elettronici, privatelo della possibilità di “chattare” su Facebook, di inviare messaggi o quant’altro, lo vedrete gettarsi a terra dalla disperazione, diventare di tutti i colori in preda a crisi d’astinenza ... elettronica! Pensate, per parlare con i propri amici dovrà ricorrere “addirittura” al telefono fisso o al buon vecchio metodo di una volta, andare a bussare direttamente alla porta di casa dell’amico/a e tornare a riutilizzare le gambe e ...il cervello! Sì, perché, con tutti questi gadget elettronici, internet in primis, il cervello rischia di (come direbbero a Roma) “sbroccare”. È la teoria dello scrittore americano Nicholas Carr che, nel suo recente libro intitolato “The Shallows: How the Internet is changing the way we think, read and remember”, racconta come internet sta cambiando il nostro modo di pensare, leggere, ricordare, rendendoci superficiali. «Il modo in cui il web ci fornisce informazioni - spiega Carr - cattura soprattutto il lato più primitivo del nostro cervello. Infatti i nostri antenati erano avvantaggiati dall'essere sempre allerta spostando rapidamente l'attenzione da una cosa all'altra. Internet sta riportando il cervello a questa modalità di pensiero». Vi siete mai trovati a leggere un libro accorgendovi di non riuscire a seguire il filo del discorso? Secondo Carr è colpa di internet e di come ci ha abituati a pensare: a singhiozzo, a strappi, in modo frastagliato, saltando di “palo in frasca”. Internet sta spegnendo i circuiti cerebrali della profondità, della concentrazione, del pensiero profondo e contemplativo. Ci abituiamo ad essere più superficiali e iperattivi e meno meditabondi. Vi sembra un bene? Non cadete nella “rete”, il pensiero profondo è linfa vitale per la nostra creatività, per la capacità critica e la memoria a lungo termine.

Secondo lo scrittore Nicholas Carr, internet sta cambiando il nostro modo di pensare, leggere, ricordare -

   

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