Sulla graticola



Tony Tomassi, deputato di Lafontaine (Foto Archivio Corriere Italiano)

Tony Tomassi, deputato di Lafontaine (Foto Archivio Corriere Italiano)

Fabrizio Intravaia
Pubblicato il 18 Ottobre 2011
Pubblicato il 18 Ottobre 2011
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Tony Tomassi sotto accusa per abuso d'ufficio e frode

 

Sotto accusa il deputato di Lafontaine Tony Tomassi per una storia di carte di credito, d’abuso d’ufficio (“abus de confiance”), di frode. Il meno che si possa dire è che l’ex ministro della Famiglia ed ex deputato liberale che ora siede come indipendente all’Assemblea Nazionale, sia uscito ammaccato, se non tramortito, dalla valanga di accuse che la scorsa settimana la Sûreté du Québec e l’Ufficio dei procedimenti criminali e penali gli hanno riversato addosso, accuse “strillate”, a più non posso, sulle prime pagine dei giornali e nei telegiornali più importanti. Tre i capi d’accusa nei suoi confronti: uno per abuso d’ufficio e due per frode nei confronti del governo. In sostanza, Tomassi avrebbe, secondo il Commissario per la lotta contro la corruzione dell’Unità permanente anticorruzione (UPAC), utilizzato, tra il 2006 e il 2008, a fini personali, una carta di credito appartenente all’Agenzia di sicurezza BCIA (di proprietà di Luigi Coretti, in relazione d’affari con il governo, il cui nome era già stato associato, nel 2010, ad un caso di finanziamento occulto del Partito liberale del Quebec) per “trarne un vantaggio, una ricompensa o un beneficio”, commettendo poi anche il reato di abuso d’ufficio (ovvero quando un pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, nell'esercizio delle sue funzioni produce un danno o un vantaggio patrimoniale che è in contrasto con le norme di legge o di regolamento). Per rispondere di questi reati, Tomassi dovrà presentarsi al Palazzo di giustizia di Quebec il prossimo 14 novembre.

Quello che più ci ha colpito è stato il trattamento mediatico riservato all’ex Ministro -

La giustizia ora farà il suo corso e stabilirà se le accuse di cui dovrà rispondere Tomassi sono reati gravi o peccati veniali. Quello che più ci ha colpito in questa vicenda è stato il trattamento mediatico riservato all’ex Ministro, diventato, prima ancora di essere giudicato, il “mostro” (italiano) da mettere in prima pagina e da dare in pasto all’opinione pubblica. In un periodo in cui si fa un gran parlare e che tutti, meno il governo, reclamano a gran voce una commissione d’inchiesta per fare luce sulle presunte infiltrazioni della mafia nel mondo della costruzione; in un periodo in cui i sindaci di arrondissement (Chantal Rouleau di R.d.P) denunciano, alto e forte, l’ingerenza della mafia negli appalti pubblici; in un periodo in cui “Unità permanenti anticorruzione”, “Escoude Marteau” e altre “Escouade” indagano sui tentacoli del crimine organizzato nell’industria del mattone, quelli di Tomassi, se mai sono stati commessi, sembrano dei “peccati veniali”, che, essendo stati presumibilmente commessi da una persona di “lana non pura” diventano peccati da ...graticola!

 

 

 

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