Signor Recine, come ha fatto a portare l’A.S. Roma a Montreal?
- Recine: «Innanzitutto per la frustrazione di avere un figlio che ha una certa qualità come calciatore ma che non ha il modo di poter far “crescere” localmente questa qualità e poi perché mi sono reso conto che anche gli allenatori locali hanno bisogno di qualcuno che li formi per poter poi far crescere calcisticamente questi ragazzi, soprattutto quelli più avanzati tecnicamente. Allora sono andato a cercare in Italia uno dei migliori sistemi di formazione giovanile e ho scoperto che la Roma ha un’ottima scuola calcio diretta da Maurizio Turone, che lavora anche in collaborazione con la Genova internation School, e l’ho invitato a venire qui a Montreal per tenere una prima esperienza».
- Turone: «È la terza volta che veniamo in Canada, due volte a Toronto ed ora qui a Montreal. Il campus, al quale si sono iscritti una quarantina di ragazzi, è andato molto bene, ma voglio precisare che questo non è stato un campus ufficiale, è stato piuttosto un campus ufficioso, organizzato per rispondere al desiderio del signor Recine di avere qui a Montreal, sia pure temporaneamente, un’organizzazione professionale che potesse dare qualcosa di più a questi ragazzi e ai loro bisogni in fatto di insegnamenti calcistici. Torneremo a giugno con un campus ufficiale. Quella di Recine è l’iniziativa di un singolo, di una persona che può creare altro interesse, anche perché ci sono tanti ragazzi su cui si può (calcisticamente) lavorare ma manca la qualità dell’insegnamento. In italia - aggiunge Turone - ci sono tanti allenatori molto bravi e preparati che possono essere chiamati per venire qui ad insegnare e non capisco come mai una Federazione così importante come quella canadese, con tanti praticanti, con tanti ragazzini tesserati, non l’abbia ancora fatto».
- Mangione: «Il futuro del calcio è nei giovani e bisogna investire nei giovani. Il discorso iniziato da Giuseppe deve avere un significato ben preciso: questi ragazzi non devono essere un business, devono lavorare per diventare poi il futuro non di una squadra ma di 10 o anche più squadre. Noi siamo appunto gli “specialisti” di questo settore, lavoriamo già in Australia, in Messico, in Indonesia, in Bangladesh, andremo anche in India e siamo ora in Canada, siamo specialista nel far crescere le società, sia i ragazzi, sia gli allenatori, nella loro dimensione locale. Possiamo offire una tradizione e un’esperienza di 40 anni, grazie ad ex giocatori-allenatori che hanno disputato, come Turone, oltre 500 partite in Serie A in società di primo piano come Genoa, Milan Roma, Bologna, ecc. gente ricca d’esperienza in tutto gli aspetti del calcio. Quindi, questo di inizio marzo, è stato solo un inizio, torneremo a giugno e se ci saranno più ragazzi, come ci auguriamo, verremo con uno staff di 5-6 allenatori».
- Turone: «Voglio aggiungere che, con tutto il rispetto per gli altri, ho notato che qui esistono grossi limiti in coloro che devono insegnare calcio. Noi abbiamo una cultura diversa, una professionalità diversa che qui non c’è ancora, lavoriamo sul ragazzo, vediamo cose che gli altri non vedono, sul calcio abbiamo qualcosa di più e di conseguenza ce l’hanno anche i nostri allentatori, per questo dico che bisogna importare bravi allenatori per far crescere la base del movimento calcistico e lo devono fare non solo la Federazione ma anche le società. Torneremo quindi a giugno per offrire la nostra professionalità e i nostri consigli a chi lo vorrà e se ci fosse, in futuro una società disposta a fare un partenariato con la Roma il discorso è aperto e saremo ben lieti di farlo con l’obiettivo di far crescere l’intero sistema calcistico».
Fabrizio Intravaia