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Carolina Morace in visita a Montreal

Carolina Morace ai tempi in cui indossava la maglia azzurra

Carolina Morace ai tempi in cui indossava la maglia azzurra

Pasquale Cifarelli
Pubblicato il 2010-02-16 11:40:00
Pubblicato il 2010-06-17 17:40:12
Pasquale Cifarelli
Soggetti :
Montreal , Quebec , Germania

Carolina Morace, allenatrice della Nazionale femminile canadese, ha trascorso una settimana a Montreal per visionare alcune ragazze del Quebec, possibilmente idonee per far parte della selezione nazionale. Ho avuto il piacere di incontrarla negli uffici della Federazione Calcio del Quebec e scambiare qualche idea sulla situazione del calcio femminile canadese, alla luce della recente eliminazione della nazionale Under 20 dalla Coppa del Mondo e del prossimo torneo di qualificazione per il Mondiale senior che si terrà l’anno prossimo in Germania. «Mi hanno dato la U-20 12 giorni prima del torneo di qualificazione ed è chiaro che non potevo fare miracoli – ha detto la Morace -. Per la qualificazione al Mondiale senior dell’anno prossimo sarà diverso perché ho tutti questi mesi per preparare la squadra, ma il compito non sarà facile perché i problemi sono tanti». I problemi sono tanti e sono vari, soprattutto per una allenatrice come la Morace che viene da un mondo dove il calcio non ha più segreti e dove tutto si fa con la massima professionalità, dall’alimentazione: «Quile atlete non sanno cosa devono mangiare il giorno prima, il giorno della partita e il giorno dopo...», alla preparazione fisica: «Qui danno più importanza al corpo dalla vita in su invece che dalla vita in giù, cioè i muscoli delle gambe», e poi la concezione tattica: «Palle lughe e pedalare...». E i problemi non finiscono qui: la mancanza di un campionato nazionale, di una competizione d’alto livello, le poche partite amichevoli che la Nazionale gioca nella preparazione da un campionato mondiale all’altro: «Gli Stati Uniti di partite ne giocano 15, mentre la mia nazionale ne gioca 7 e poi - aggiunge la Morace - è questione anche di budget e di questo nemmeno voglio fare un paragone con gli altri Paesi». Un compito immane attende l’italiana? Probabilmente si ma lei è intenzionata a mettercela tutta per riuscire a dare al calcio femminile canadese qualche grande soddisfazione. «Dieci o quindici anni fa il calcio femminile nordamericano era il più forte nel mondo, ora andiamo a competere con svedesi, tedeschi, brasiliani o asiatici... e vediamo la differenza, questo perché negli altri paesi si investe e si progredisce, qui in Canada c’è ancora l’improvvisazione e così non si va avanti, ma dobbiamo sperare che la situazione possa cambiare!»

Auguri, Carolina e piacere d’aver fatto la tua conoscenza!

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