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Giovani emigrati scrivono a Napolitano: fermi la fuga all’estero

Sedici giovani professionisti italiani emigrati all’estero hanno scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ai presidenti emeriti Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga nella quale chiedono di

Articolo messo on line il 11 dicembre 2009 à 14:03
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 Giovani emigrati scrivono a Napolitano: fermi la fuga all’estero
La copertina del libro “La Fuga dei Talenti” di Sergio Nava
Giovani emigrati scrivono a Napolitano: fermi la fuga all’estero
Sedici giovani professionisti italiani emigrati all’estero hanno scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e ai presidenti emeriti Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro e Francesco Cossiga nella quale chiedono di fermare la “fuga” dei giovani italiani all’estero “per fuggire dal Paese più immobile d’Europa.
(NoveColonne ATG)/ROMA - Un concentrato di immeritocrazia, nepotismo e gerontocrazia che ha pochi pari nel Vecchio Continente. Un Paese che preferisce parcheggiare i propri giovani - le forze più creative e innovative della società -, relegandoli in angoli spesso scomodi, tra lavori precari e un welfare state a quasi totale carico della famiglia di origine. Anche per questo l’Italia non è Europa”. I sedici giovani firmatari - dal compositore al ricercatore, dall’imprenditore e consulente al professore universitario, dall’ingegnere al funzionario di organizzazione internazionale - sono tra i protagonisti del progetto “La Fuga dei Talenti” che fa riferimento al blog fugadeitalenti.wordpress.com – nella quale si trova il testo integrale della missiva - e al libro “La Fuga dei Talenti” di Sergio Nava. Nel loro appello ai quattro Presidenti, inviato per conoscenza anche ai presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, e al ministro della Gioventù Giorgia Meloni, scrivono: “Avviate voi per primi, con l’autorità morale di cui godete, il cambiamento. Rendete questo Paese un luogo dove i giovani possano vivere e affermarsi solamente sulla base del proprio merito, senza bisogno di parentele e cooptazioni. Rendete l’Italia una democrazia finalmente compiuta”. “Illustrissimi Presidenti, siamo consapevoli delle enormi difficoltà da affrontare per invertire questo processo emorragico, ma affidiamo alle Vostre mani questa lettera, nella speranza che diventi possibile immaginare un futuro meno nomade per i giovani talenti italiani” si legge nel finale dell’appello.

I sedici firmatari elencano i motivi per cui hanno lasciato l’Italia e non intendono tornarvi. Tra questi: “Non potrei mai esistere nel mio Paese in quanto compositore di musica classica”, denuncia Oscar Bianchi (34 anni, Usa-Germania); “Il valore della meritocrazia non è più rispettato in Italia», aggiunge il ricercatore Luca Candeago (28 anni, Spagna); “Questa Italia, di giorno in giorno, si allontana da quell’ideale di eccellenza che ci aveva portato ad essere una nazione invidiata e rispettata nel mondo”, nota con amarezza l’imprenditore Michele Lanzinger (35 anni, Spagna); “Noi emigrati non percepiamo di poter contare sul sistema-Paese che ci ha formati per anni: non vi è alcun interesse ad instaurare una collaborazione con noi”, rincara la docente universitaria Teresa Fiore (39 anni, Usa). Allo stesso tempo, hanno le idee chiare su cosa li spingerebbe a tornare: “Potrei tornare se il mio Paese si trasformasse in una Meritocrazia”, sintetizza il consulente Giuliano Gasparini (33 anni, Spagna); “Rientrerei, se la tassazione più elevata e la minore retribuzione italiana venissero compensate da una riduzione temporanea dell’aliquota fiscale”, propone l’altro consulente Francesco Dellisanti (33 anni, UK); “Tornerei, se l’università italiana diventasse un sistema aperto, in grado di offrirmi delle reali possibilità di lavoro”, scrive la docente universitaria Cristina Cammarano (36 anni, Usa); “Rientrerei, se l’Italia diventasse un Paese aperto ed economicamente dinamico”, chiosa la designer Patrizia Iacino (38 anni, Usa).

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