La povertà fa male, accorcia la vita fino a 2 anni

Pubblicato il 3 febbraio 2017

Un mendicante chiede l'elemosina sdraiato su un marciapiede in una strada di Roma

©ANSA

Vivere in condizioni sociali ed economiche povere, per esempio avendo un basso profilo professionale, può privare una persona di 2,1 anni di vita, in media.

 NoveColonne ATG/Roma –  Questa è la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet da Lifepath, un progetto finanziato dalla Commissione europea con lo scopo di individuare i meccanismi biologici che stanno alla base delle differenze sociali nella salute e coordinato da ricercatori italiani. Uno status socioeconomico basso può essere letale quanto fumare, avere il diabete o condurre una vita sedentaria. Il tabacco è associato alla perdita di 4,8 anni di vita, che diventano 3,9 per il diabete, 2,4 per l’inattività fisica e meno di uno per l’elevato consumo di alcol.

“Lo status socioeconomico è importante perché include l’esposizione a diverse circostanze e comportamenti potenzialmente dannosi, che non si limitano ai classici fattori di rischio come fumo o obesità, sui quali si concentrano le politiche sanitarie” sottolinea Paolo Vineis, professore all’Imperial College London e coordinatore di Lifepath. “L’obiettivo principale del nostro progetto è quello di capire attraverso quali processi biologici le disuguaglianze sociali si traducono in disuguaglianze per la salute. Così facendo potremo fornire accurate prove scientifiche a istituzioni sanitare e decisori politici, che a loro volta potranno migliorare l’efficacia delle loro strategie di intervento sulla salute pubblica”. 

“Ci siamo sorpresi quando abbiamo scoperto che vivere in condizioni sociali ed economiche povere può costare caro quanto altri potenti fattori di rischio come il fumo, l’obesità e l’ipertensione” afferma Silvia Stringhini, ricercatrice all’University Hospital di Losanna, in Svizzera, e coordinatrice dello studio. “Queste circostanze possono essere modificate con interventi politici e sociali mirati, per questo dovrebbero essere incluse fra i fattori di rischio su cui si concentrano le strategie globali di salute pubblica”.

Quello condotto da Lifepath è il primo studio che confronta l’aspettativa di vita fra persone appartenenti a diverse categorie socioeconomiche e correla queste differenze con quelle dovute a sei ben noti fattori di rischio per la salute, come il fumo o il diabete. Fattori considerati fra gli obiettivi principali della strategia di riduzione della mortalità globale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Che però non include lo status socioeconomico.

I ricercatori del progetto Lifepath hanno raccolto e analizzato dati da 48 coorti indipendenti di Gran Bretagna, Italia, Portogallo, Stati Uniti, Australia, Svizzera e Francia, per un totale di più di 1,7 milioni di partecipanti. Lo status socioeconomico di queste persone è stato valutato sulla base dell’ultimo impiego lavorativo al momento dell’ingresso nello studio e i partecipanti sono stati seguiti per una media di tredici anni.