Non dimenticare da dove veniamo


Pubblicato il 28 marzo 2017

Mario Rigante, primo vicepresidente Direzione Quebec della Banca BMO-Banque de Montreal

©BMO

Intervista a Mario Rigante, preidente d'onore del terzo Gala Santa Cabrini

Mario Rigante, primo vicepresidente Direzione Quebec della Banca BMO-Banque de Montreal dall'ottobre del 2014, sarà il presidente d'onore della terza edizione del Gala Santa Cabrini, in programma sabato 1° aprile al Pavillon sur le Lac dello Château Vaudreuil.

 

Signor Rigante, cosa significa per lei essere presidente d'onore del Gala?

«Ne sono molto fiero sia a titolo personale che a nome della banca che rappresento; significa contribuire, insieme ai nostri impiegati, al successo dell'Ospedale Santa Cabrini, contribuire affinché questo ospedale dell'est di Montreal continui a fornire i migliori servizi possibili alla cittadinanza. Quella di sostenere l'ospedale è un'attività che avevano già intrapreso i miei predecessori; in fondo io non faccio altro che continuare questa tradizione visto che ormai è la terza volta consecutiva che sono presidente d'onore del Gala».

Il suo è un impegno costante nei confronti della nostra comunità...

«Quello che voglio e che mi auguro è che i membri della comunità italiana continuino ad essere fieri delle loro radici, fieri di quello che i nostri predecessori hanno fatto per noi in modo che i nostri figli, a loro volta, possano riconoscersi in queste radici. Sono stato presidente d'onore del Gala della Casa d'Italia per 2 anni, sono un governatore della Fondazione Comunitaria Italo-Canadese, sono stato presidente d'onore del loro torneo di golf. Per me, ancora una volta, è importante non dimenticare da dove veniamo; è importante sostenere gli organismi della nostra comunità che svolgono un eccellente lavoro proprio per aiutare tutti i membri della comunità».

 

E lei da dove viene?

«Io sono nato a Montreal ma i miei genitori sono arrivati qui da Bisceglie (in provincia di Bari) intorno alla fine degli anni '50. Quando vado a casa dei miei genitori trovo sempre il Corriere Italiano e gli altri giornali in italiano. Le tradizioni italiane sono sempre ... sulla tavola!

Quando, nel 2007, ho ottenuto l'MBA in Servizi finanziari all'Università Dalhousie di Halifax, ho invitato alla cerimonia di graduazione i miei genitori e i miei suoceri e questo ci ha dato poi la possibilità di andare a visitare il famoso "Pier 21" il Museo dell'emigrazione, il punto di arrivo in Canada di migliaia di emigrati. Lì ho veramente capito tutto il senso di questa parola, ho capito i tanti sacrifici fatti dai miei genitori, i sacrifici che hanno fatto gli italiani lasciando tutto per venire qui senza soldi, senza istruzione, senza conoscere le lingue, solo per poter dare un futuro migliore ai loro figli. Ad Halifax ho visto tutta l'emozione sul viso di mia madre. Ho capito che dovevo fare qualcosa per contribuire a non far dimenticare, mai, quello che i nostri genitori hanno fatto per noi, per la nostra comunità e per la nostra città».

 

In quanto figlio di emigranti ha mia avuto problemi per farsi strada nel settore delle banche e della finanza?

«Sono 25 anni che lavoro nel settore bancario di cui 15 con la BMO che, tra l'altro, quest'anno festeggia i suoi 200 anni di vita. La BMO, infatti, è stata la prima banca canadese ed è nata proprio qui a Montreal il 3 novembre del 1817. No, devo dire che non ho mai subito discriminazioni, al contrario. Nella nostra banca lavorano persona di tutte le nazionalità e chi ha voglia di studiare, di avanzare nel lavoro può andare avanti senza alcun problema. Abbiamo anche, sia tra i dipendenti che tra i clienti, molti italiani. Poco tempo fa ho ritrovato, nei nostri archivi, una pubblicità del 1950 in italiano, che vantava i servizi che la banca offriva a quell'epoca. Già allora, ma anche prima, la nostra banca era aperta e si rivolgeva a tutti».

 

Cosa le piace di più del suo mestiere?

«Il contatto con la gente e la possibilità di aiutarla a risolvere i loro problemi finanziari, sia essi di natura personale che relativi alla loro azienda. Io, in realtà, volevo fare il contabile poi un giorno, finita la scuola, ho iniziato a lavorare come cassiere in una banca e da allora sono rimasto in questo settore!»  

 

Come va l'economia nel Quebec?

«Non troppo male. La situazione è abbastanza stabile. Ci sono in questo momento diversi segnali positivi: la creazione di più posti di lavoro, un dollaro basso che favorisce le esportazioni verso gli Stati Uniti. Vedo dei segnali positivi e direi che il "sentimento" diffuso tra le aziende è buono».

 

Se dovesse dare un consiglio ai giovani che si affacciano nel mondo del lavoro quale sarebbe?

 

«È importante costruirsi delle basi solide, avere un po' di pazienza, credere nelle proprie capacità, crearsi una rete di conoscenze, un "network", in modo da poter usufruire dei consigli preziosi delle persone più esperte, e continuare a investire negli studi perché un giorno si riveleranno degli investimenti paganti».